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Riforma pensioni/ E buona scuola, la lezione della Grecia per l'Italia

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Alexis Tsipras (Infophoto)  Alexis Tsipras (Infophoto)

L'aveva profetizzato Aldo Moro nel febbraio del 1978, in un intervento al gruppo DC della Camera su richiesta di Scalfaro, un mese prima del rapimento: non c'è diritto senza doveri, cioè senza responsabilità. La mancata comprensione di questo passaggio ha prodotto, lo sappiamo, a partire soprattutto dagli anni Ottanta, lo sbracamento del nostro tessuto sociale-istituzionale, con l'esplosione di quell'immenso debito pubblico che i nostri padri ci hanno regalato e che, a nostra volta, stiamo regalando ai nostri figli. Una bella eredità! Tutta colpa degli altri, della Germania, del sistema finanziario, della globalizzazione, ecc.? Anche, ma, anzitutto, responsabilità nostra.

Allora è facile e comodo arroccarsi alla difesa di diritti diventati vuoti, se non vengono presentati anche come doveri, cioè responsabilità. Tutto facile, dunque, parlare di soli diritti, ma una facilità ipocrita, perché incapace di andare oltre la maschera quotidiana. La responsabilità, in poche parole, non è una parola vuota, domanda il coinvolgimento personale, nel senso che è anzitutto personale: "Non chiederti che cosa lo Stato può fare per te, ma che cosa tu puoi fare...". Citazione notissima.

Facile andare in piazza, con sceneggiate e messaggi falsi e falsati, a raccontare una storia che è fuori dalla realtà. Resta, poi, come dicevo, la scorza dura della realtà. Resta, cioè, al di là delle parole, la realtà, come cioè ricostruire un tessuto sociale finalmente non più assistenzialistico, ma centrato sul valore-persona, quindi sul valore delle sue passioni, competenze, sensibilità. Ci vorrà tempo per ricostruire questo tessuto fatto anzitutto di speranza. Per cui è fondamentale governare il passaggio da un quadro assistenzialistico, quello che ha messo in ginocchio la Grecia (ma male endemico anche della storia italiana), a una nuova stagione.

Anche la vicenda greca ci può insegnare, per chiudere, che tante polemiche sulla cosiddetta buona scuola renziana in realtà non hanno sostanza, al di là di inevitabili aggiustamenti. Perché polemiche ancora legate a un mondo che non esiste più. Quello che vedeva la centralità dell'apparato dello Stato rispetto al valore delle persone e delle loro professionalità. Impensabile nella nostra "società aperta".



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