BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

TAGLIO TASSE/ 2. Forte: la mossa di Renzi ci rende “schiavi” della Merkel

Per FRANCESCO FORTE, dopo avere taciuto sulla Grecia per ingraziarsi Schauble, ora Renzi mira a incassare la sua "ricompensa" tagliando le tasse e facendo 25 miliardi di deficit in più

Wolfgang Schauble Wolfgang Schauble

«Dopo avere taciuto sulla Grecia per ingraziarsi Schauble, ora Renzi mira a incassare la sua "ricompensa" tagliando le tasse e facendo 25 miliardi di deficit in più rispetto al previsto. Un’operazione servile nei confronti della Germania, che non servirà però a rilanciare la crescita del nostro Paese». Lo spiega il professor Francesco Forte, ex ministro delle Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitarie. Sabato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha illustrato all’assemblea del Pd il suo piano che si basa su un taglio delle tasse da 50 miliardi in cambio di riforme. Dopo gli 80 euro del 2014 e l’eliminazione della componente Costo del lavoro dall’Irap che sarà messa in campo quest’anno, il capo del governo mira a togliere Imu e Tasi sulla prima casa nel 2016, l’Ires nel 2017 e a intervenire su scaglioni Irpef e pensioni minime nel 2018.

Professore, che cosa ne pensa di questo piano nel suo complesso?

Questo piano è privo di un’idea guida ed è soltanto un pot-pourri di provvedimenti che non si capisce bene a quale linea di politica economica si ispirino. L’abolizione dell’imposta sull’abitazione principale si ispira all’economia sociale di mercato. La riduzione della pressione fiscale per una fascia intermedia nell’imposta sul reddito invece lascia intatte le aliquote marginali, e quindi inasprisce la progressività della tassazione. Le teorie economiche alla base di questi due provvedimenti sono però completamente diverse, anche se nel complesso il piano corrisponde di più alle idee della vecchia sinistra redistributiva. Ma soprattutto l’insieme di queste misure non ha particolari significati positivi dal punto di vista della crescita economica.

Renzi ha anche rivendicato quanto messo in campo dal 2014. Finora ci sono stati benefici?

Dire che le misure messe in atto finora siano state riforme efficaci dal punto di vista della crescita è come tirarsi la zappa sui piedi. Su due anni di governo, nel 2014 l’Italia ha registrato una decrescita del Pil, mentre nel 2015 avrà una crescita dello 0,7-0,8%. Una cifra quest’ultima di molto inferiore rispetto alla media-europea, e resa possibile soltanto dal Quantitative easing adottato dalla Bce. Il Jobs Act del resto è una riforma dirigista che non risolve il problema della produttività. Non vedo uno sviluppo della produttività del lavoro, né politiche di investimento finalizzate a creare progresso tecnologico.

Il taglio delle tasse previsto fino al 2018 può rilanciare la crescita?

Secondo una teoria di Alesina e Perotti, una terapia shock di riduzione delle imposte genererebbe una spinta alla crescita tale da consentire di recuperare il gettito. Agli occhi dei mercati internazionali, attuare questa terapia nel momento in cui il rapporto debito/Pil dell’Italia è al 132% è però scarsamente credibile. Sarebbe inoltre meglio introdurre una “flat tax”, abolire completamente l’Irap o dimezzare l’Imu per tutte le categorie. Più in generale però il piano di Alesina fatto proprio da Renzi non funziona perché l’Italia, più che agevolare i consumi, ha bisogno di investimenti.

Sarà possibile tagliare 50 miliardi di tasse e nello stesso tempo restare sotto al 3% nel rapporto deficit/Pil come annunciato da Renzi?


COMMENTI
21/07/2015 - Schiavi per schiavi! (claudia mazzola)

Una volta che ci abbassano le tasse (forse)...almeno crediamoci per un millesimo di secondo!