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J'ACCUSE/ Polito: così il Pd si crea una maggioranza “drogata” per pigliarsi tutto

Pubblicazione:mercoledì 22 luglio 2015

La Camera dei Deputati La Camera dei Deputati

“Il Pd fa valere la sua maggioranza ‘drogata’ alla Camera dei deputati per prendersi tutto”. Antonio Polito, editorialista del Corriere della Sera, commenta così l’elezione dei nuovi presidenti delle commissioni di Montecitorio. Via tutti i nomi di Forza Italia e M5S, mentre al loro posto arrivano esponenti fedeli alla maggioranza. Francesco Paolo Sisto (Forza Italia) lascia gli Affari costituzionali, sostituito da Andrea Mazziotti di Celso Scelta Civica). Elio Vito (Fi) lascia invece per Francesco Saverio Garofani (Pd). Daniele Capezzone,vicino a Raffaele Fitto, è sostituito alle Finanze da Maurizio Bernardo (Ap-Ncd).

 

Come legge l’elezione dei nuovi presidenti di commissione?

Questa è una legislatura che ha vissuto due volte. La prima parte era basata su un accordo di larghe intese dovuto al fatto che nessuno aveva vinto le elezioni, ma c’era stato il pareggio a tre tra M5S, Pd e Pdl. La distribuzione degli incarichi delle commissioni corrispondeva a questa situazione. La seconda parte della legislatura è invece a maggioranza Pd.

 

Che cosa è cambiato nel frattempo?

Il partito di Renzi si è costruito Ncd e altri pezzi intorno ai numeri che ha alla Camera. Numeri che come sappiamo sono drogati dal premio di maggioranza, perché pur con il 25% dei voti il Pd ha quasi la maggioranza assoluta dei deputati. Oggi il Pd fa valere questa sua maggioranza di parlamentari alla Camera prendendosi tutto.

 

E’ una scelta “normale”?

Di solito i presidenti delle commissioni spettano alla maggioranza, in quanto sono abbastanza importanti proprio per la gestione dell’attività parlamentare. Quello che mi stupisce un po’ è piuttosto la punizione inflitta ai Cinque Stelle, perché tutto sommato l’M5S non era neanche nella maggioranza del governo Letta.

 

Questa mossa sancisce anche la fine ufficiale del patto del Nazareno?

Sì, sul piano dei rapporti parlamentari si prende atto della fine di quel patto. Non soltanto dunque del patto di governo che c’era con Letta, ma anche del patto sulle riforme costituzionali. Il timbro ufficiale sui rapporti bipartisan non c’è più. Ciò non vuol dire che Renzi non cerchi e Berlusconi non offra i voti di Forza Italia per le riforme costituzionali.

 

Perché?

Le riforme costituzionali per loro stessa natura richiedono un dialogo tra maggioranza e opposizione. Non c’è nulla di strano in sé che maggioranza e opposizione possano convergere sulle riforme costituzionali, per la semplice ragione che la Costituzione stessa richiede maggioranze più ampie di quelle normali. Non c’è più però un vero accordo di potere per sostenersi l’uno con l’altro.

 

Questa operazione prelude all’ingresso dei verdiniani in maggioranza?


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