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Politica

CASO CROCETTA/ "Niente ci fu!": cosa resta di questo teatrino?

La bufera che ha travolto Rosario Crocetta dopo le intercettazioni diffuse da L'Espreso sembra essere già finita. Come è possibile? E cosa ci resta di questa sceneggiata? FRANCESCO INGUANTI

Foto: InfoPhotoFoto: InfoPhoto

Tanto rumore per nulla. Questo in sintesi il senso di due settimane di tam tam mediatico in cui il Presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta è stato “ospite d’onore” (come piace tanto a lui) delle prime pagine di giornali e Tv. E adesso quella che appariva una tempesta che avrebbe dovuto travolgere irrimediabilmente lui e il suo cerchio magico, sembra improvvisamente sedata, quasi come accadde alla barca di Pietro sull’orlo del naufragio: lì fu necessario svegliare Gesù che “dormiva”; qui non è stato necessario neanche chiedere l’intervento esplicito di Renzi perché le acque si placassero.

Crocetta, entrato giovedì da imputato senza speranza di assoluzione a sala d’Ercole, sede di quella Assemblea Regionale che lo aveva chiamato a rendere conto del suo operato, ne è uscito tra gli applausi dei deputati.

Ma come è potuto accadere, si chiedono coloro che credono ancora che quando un politico viene unanimemente definito incapace di governare dovrebbe lasciare il campo? La risposta è semplice. Coloro che si pongono tali “ingenue” domande credono ancora che esista la politica e che quindi se un “politico” non è in grado di governare debba essere mandato via. Ma questi sono retaggi del passato, quando i governi duravano meno di un anno e in una legislatura di 5 anni se ne susseguivano anche 6 o 7. Ma adesso non è più così. Chi ha un mandato frutto di una elezione diretta, a partire dai sindaci fino al nostro Crocetta, sanno che niente e nessuno li può scalzare da quella poltrona (anche in barba alle tante dichiarazioni beffarde fatte sull’argomento).

E quindi, perché Crocetta avrebbe dovuto dimettersi per una telefonata di due anni fa, della esistenza a tutt’oggi dubbia e dai contenuti penali non rilevanti? Ma per nessun motivo! Ci hanno creduto solo coloro, la stragrande maggioranza dei siciliani, che pensavano ingenuamente che questo “incidente” avrebbe potuto sostituire l’atto politico per antonomasia: le dimissioni. Ma le dimissioni per motivi “politici” avrebbero richiesto l’ammissione della più grande fra le responsabilità: l’incapacità a governare e questo avrebbe significato far rientrare il campo la politica. Ma la politica non esiste più né nei palazzi del Governo (gli assessorati) né nel palazzo dell’assemblea legislativa (l’ARS), sostituita dal oltre due anni da decisioni schizofreniche, approssimative, spesso in violazione di legge, senza una strategia complessiva.

La prova di tutto ciò sta nell’intervento che Crocetta ha svolto (per la prima volta il testo è stato letto e non recitato a braccio) in Assemblea Regionale. E’ stato un riassunto delle esternazione fatte ai cronisti da quando decise di rompere il “silenzio stampa” che si era imposto, senza alcun riferimento alla situazione politica in cui la Sicilia si dibatte ormai da anni. Unica novità: ha tirato in ballo la Massoneria, che finora era stata esclusa dei suoi nemici. Solo un accenno ai temi politici per dire che se ne sarebbe parlato dopo e altrove: ma a che serve allora riferire all’Ars? Nessuno glielo ha chiesto, meno che mai i deputati presenti.