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REFERENDUM GRECIA/ 1. Atene umiliata sta covando la sua vendetta

Pubblicazione:sabato 4 luglio 2015

Alexis Tsipras e Angela Merkel Alexis Tsipras e Angela Merkel

REFERENDUM GRECIA. “In Europa qualcuno ha la pretesa di fissare una graduatoria gerarchica degli Stati e di umiliare i Paesi che stanno in fondo alla ‘classifica’. E’ questo il vero significato del referendum greco di domenica. Bisogna stare attenti perché i popoli quando sono umiliati poi si vendicano. Lo abbiamo visto in Germania, dove il rancore covato per l’umiliazione dopo la Prima Guerra Mondiale generò Hitler”. Sono le parole di Rino Formica, ex ministro delle Finanze e del Lavoro, a proposito della sfida per il referendum greco. Per Formica, “si sta progettando un’Europa nella quale siamo tutti figli di madre Germania. Ma qual è il futuro che Berlino è in grado di assicurare ai popoli europei? Il problema è che la risposta a questa domanda non c’è nella testa stessa della Merkel”.

 

Non crede che con il referendum greco l’Europa delle banche e dell’Eurocrazia sia arrivato al capolinea?

La vera questione è che c’è un deficit politico dell’Europa, cioè un’incapacità di avere una politica comune. Ciò non riguarda semplicemente la politica economica e finanziaria, ma anche la politica estera, di difesa, il rapporto con le altre grandi aree geopolitiche. C’è una crisi dell’Europa come difficoltà a trovare una linea politica unitaria. E’ una crisi che non nasce in modo spontaneo e improvviso, ma è figlia delle tre grandi culture europee: liberal-democratica, cristiano-popolare e social-democratica.

 

Perché queste tre culture politiche sono entrate in crisi?

Perché hanno perso la capacità di fare coincidere consenso, direzione di lotta politica e visione del mutamento della società. Le forze che governano l’Europa non sanno quale ispirazione avrà l’Europa di domani. E’ tutto un vivere alla giornata. Siamo passati dalla politica del ‘900 in cui si scontravano posizioni visionarie a posizioni pragmatiche fino all’eccesso.

 

Con quali conseguenze?

Non si può governare un insieme di Paesi, di storie, di etnie, di interessi e di passate controversie politiche ed economiche, senza avere una grande ispirazione di fondo. La stessa idea di essere tutti figli di madre Germania non riesce a rispondere a un interrogativo: qual è il futuro che Berlino è in grado di assicurare all’Europa? Il problema è che la risposta a questa domanda non c’è nella testa della Merkel.

 

Come andrà a finire il referendum greco?

Il referendum non è una scelta di carattere tecnico, né una decisione tra la dracma e l’euro come infantilmente dice Renzi. I greci non sono chiamati a scegliere con quale soluzione tecnica rimanere in Europa. Ma non è neanche un referendum politico, perché manca uno scontro politico tra visioni diverse sul futuro dell’Europa. Questa visione non può certo averla la Grecia, che non sceglie tra un futuro socialista, liberale o popolare.

 

E allora che valore ha il referendum?


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COMMENTI
04/07/2015 - Tsipras come Hitler? (Giuseppe Crippa)

A me sembra che il pur corretto paragone della Grecia 2015 con la Germania 1919 arrivi con qualche mese di ritardo. Tsipras, al governo dal gennaio scorso, rappresenta la reazione dei greci ai sacrifici esattamente come Hitler quella dei tedeschi nel 1932 e non è un caso che la coalizione che lo sostiene in Parlamento includa i voti decisivi del partito dei Greci indipendenti (AN.EL.) di estrema destra, euroscettico e contrario all’austerità.