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SINISTRA A PEZZI/ Caldarola: il Pd è fallito, ecco l'alternativa

Per PEPPINO CALDAROLA, il Pd si trova in una situazione tra il comico e il paradossale, tanto che tutte le persone ragionevoli capiscono che l’unica cosa da fare in questo caso è separarsi

L'aula del Senato L'aula del Senato

“Il Pd si trova in una situazione tra il comico e il paradossale, al punto che tutte le persone ragionevoli capiscono che l’unica cosa da fare in questo caso è separarsi. Anche se la conseguenza rischia di essere una vittoria dell’M5S alle prossime elezioni politiche”. A constatarlo è con Peppino Caldarola, ex direttore dell’Unità ed ex parlamentare dei Ds, secondo cui “un voto come quello sul canone Rai documenta che abbiamo una classe dirigente che non rispetta questo Paese, ma anzi che ci gioca. Renzi ha le sue responsabilità, ma il peccato d’origine è stata la nascita stessa del Pd”. Ieri il Senato ha approvato la riforma della Rai con 142 voti favorevoli e 92 contrari. Sull’articolo 4 però i 19 voti contrari della minoranza Pd hanno fatto sì che il governo fosse battuto per tre voti. Il presidente del Consiglio Renzi ha commentato: “Abbiamo i numeri al Senato. La minoranza Pd ha voluto dare un segnale politico ma noi andiamo avanti più decisi di prima”.

 

L’incidente in Senato riguarda i contenuti della riforma Rai o la posta in gioco è altro?

Per la minoranza Pd, la posta in gioco è il tentativo di far saltare Renzi e dare vita a una nuova formazione di sinistra. Molti non si sono impegnati in prima persona, lasciano fare a Cofferati e Civati, ma stanno a guardare che cosa accade su quel lato. Renzi vive invece con grande fastidio l’esistenza di una minoranza di sinistra.

 

Perché?

Da un lato perché sente che questa minoranza è irriducibile, cioè non è disposta a trattative. Dall’altra perché il progetto che ha in mente il segretario non coincide in nulla con ciò che piace alla sinistra. E’ lo scontro tra chi ha nostalgia di uno schieramento sul modello dell’Ulivo e chi come Renzi coltiva il sogno del Partito della Nazione per conquistare quel 41% dei voti che gli consenta di governare.

 

Renzi ha sottolineato: “Andiamo avanti più decisi di prima”. Sarà davvero possibile farlo?

Nel Pd si è creata una situazione difficilmente gestibile. La minoranza non si fida di Renzi e quindi non mollerà la presa, anzi ha preso la decisione che il segretario del suo stesso partito è il suo peggior nemico. Il premier d’altra parte ha bisogno di portare a casa dei risultati e anche per questo sta attraversando un periodo di caduta d’immagine molto forte. Deve quindi andare avanti, cercare altri voti in Parlamento e dimostrare che può fare a meno della sinistra Pd.

 

Quale soluzione possono trovare tanto Renzi quanto la minoranza interna?

La situazione è paradossale e persino comica. Tutte le persone ragionevoli capirebbero che l’unica cosa da fare in questo caso è separarsi. C’è solo questo strano partito in cui le due parti si trattano come nemici irriducibili, ma decidono stranamente di stare insieme. La conseguenza sarà quella di spingere tanta più gente, soprattutto di sinistra, a rinunciare a esercitare il diritto di voto. Se non ci sarà una scissione nella casta, ci sarà inevitabilmente nella base.

 

Quale forma assumerà la scissione nel Pd?

Le scissioni si possono fare in tanti modi. Possono avvenire in modo violento oppure consensuale, e possono presumere un patto tra forze che non riescono più a stare insieme.

 

Quanti voti prenderebbe un partito di sinistra?