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CAOS RIFORME/ Senato (non) elettivo: se al Paese viene negata la verità

Matteo Renzi con in mano il fac-simile della nuova scheda elettorale secondo l'Italicum (Infophoto) Matteo Renzi con in mano il fac-simile della nuova scheda elettorale secondo l'Italicum (Infophoto)

Soprattutto appare forte lo scarto tra i propositi manifestati e gli strumenti predisposti. E' difficile ritenere che il regime parlamentare si possa allo stesso tempo semplificare e rafforzare a partire da quanto si propone. La formazione delle leggi sarà frazionata in una pluralità di procedimenti e sub-procedimenti capaci di innescare conflitti e contenziosi ben più gravi dell'attuale navette tra le due Assemblee dotate di pari poteri. Altrettanto imprecisato è il ruolo del Senato, che, costituito da designati "dai" Consigli regionali, facilmente si potrebbe trasformare in un Cnel di nuovo conio. Che poi il Senato diventi espressione della volontà delle Regioni, nel momento stesso in cui si intende ridurre fortemente l'autonomia politica di queste ultime, appare un'ulteriore contraddizione, tanto più se si considera che le Regioni non hanno certo brillato nel panorama istituzionale. 

Verso quale sistema si intende andare? A chi spetterà la parola ultima nell'adozione delle decisioni politiche? Le nuove disposizioni costituzionali dicono, in particolare, che il Governo dovrà avere la fiducia della sola Camera, che la volontà della Camera, nella maggior parte dei casi, prevarrà su quella del Senato e che, a determinate condizioni, il Governo potrà imporre alle Assemblee di decidere entro tempi predeterminati. In sostanza, però, il senso effettivo della riforma scaturirà dall'intrecciarsi tra il meccanismo elettorale della Camera — non vincolato da alcuna disposizione costituzionale, ma soggetto, come recentemente acquisito, alla giurisdizione della Corte costituzionale — e il combinarsi tra il quadro politico-partitico e le prassi che daranno attuazione alle scarne, ed immutate, disposizioni sul Governo e sul Capo dello Stato, ad esempio in tema di controfirma o di scioglimento anticipato. 

Non sorprende che innanzi alle tante obiezioni si risponda con il solito refrain: meglio apportare qualche novità che restare immobili. A ciò può ben replicarsi che di tutte le modifiche costituzionali apportate, ben poche hanno dimostrato esiti migliori della disciplina sostituita. Che fine ha fatto, ad esempio, la riforma dell'art. 111 Cost. sul giusto processo, che è rimasta praticamente lettera morta? Oppure possiamo essere soddisfatti dalla presenza della "Circoscrizione estero" nelle elezioni del Parlamento? Cosa ha significato dal 2001 l'eliminazione dell'interesse nazionale quale limite dell'autonomia regionale, se non accrescere il potere interdittivo dei potentati locali? E quali sono stati gli effetti della disciplina sulla ripartizione delle funzioni amministrative tra Stato, Regioni e enti locali, come voluto sempre nella riforma del 2001, se non dare luogo ad un meccanismo à la carte dagli esiti imprevedibili, come dimostrato dalla legge Delrio che ne ha dato recentissima attuazione?

Insomma, dopo tanti anni di studi, dibattiti, commissioni di studio, audizioni e così via, non solo il risultato alle porte appare per più aspetti discutibile, ma soprattutto il potere "in senso materiale" — cioè la decisione politica nel suo concreto determinarsi — sarà dislocato sempre più al di fuori del dettato costituzionale, ovvero nella legge elettorale, nelle prassi e nell'organizzazione dei partiti.