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CAOS RIFORME/ Senato (non) elettivo: se al Paese viene negata la verità

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Matteo Renzi con in mano il fac-simile della nuova scheda elettorale secondo l'Italicum (Infophoto)  Matteo Renzi con in mano il fac-simile della nuova scheda elettorale secondo l'Italicum (Infophoto)

Sulla riforma costituzionale che adesso è all'esame del Senato si stanno concentrando tutte le tensioni di questa legislatura già così eccezionale per tanti aspetti.  

Sul versante delle istituzioni, l'impetuoso avvento del M5s, il "quasi pareggio" del risultato elettorale tra i due partiti che aspiravano a rappresentare le forze concorrenti al governo del Paese, hanno avviato al tramonto il bipolarismo sviluppatosi nell'ultimo quarto di secolo. Di ciò è chiara testimonianza il fragoroso sgretolamento avviatosi su entrambi i fronti con destini assai incerti. Il sistema ha sì retto, ma utilizzando risorse certo non ordinarie. Prima con la rielezione di Napolitano, poi con il governo Letta destinato a salvare quanto restava del vecchio bipolarismo, e quindi con l'avvento di Renzi a seguito di un'imprevista crisi di governo provocata dal travolgente esito delle primarie indette dal partito di maggioranza relativa.  

L'attuale governo, come noto, si sostiene a stento in Senato, e, seguendo l'esempio proprio dei governi di emergenza, si muove per lo più a colpi di decreti-legge, maxi-emendamenti e questioni di fiducia. La positiva conclusione della riforma costituzionale proposta dal Governo, tra l'altro, è espressamente considerata dallo stesso esecutivo come condizione essenziale per il proseguimento della legislatura. Mai ciò è avvenuto in passato e per di più con riferimento ad una riforma costituzionale "di sistema". Mai il potere presidenziale di scioglimento anticipato è stato sottoposto a così manifesta pressione da parte del Governo.

Sul versante economico, il Paese si colloca sempre più in una posizione di difficilissimo equilibrio, il cui controllo sembra sfuggire non solo alle autorità nazionali, ma anche alle classi dirigenti tutte. A quale sviluppo puntiamo? e in quali settori? e con quali risorse? Sul versante europeo ed internazionale, il progetto di integrazione centrato sulla moneta unica si scontra con il conflitto sempre più aspro tra gli interessi nazionali degli Stati membri, ricordando, sotto altra veste, "guerre di posizione" che da secoli si agitano sul suolo europeo. Il ruolo dell'Italia si è rapidamente appannato circa i punti essenziali da considerare: le frontiere meridionali, l'approvvigionamento energetico, i mercati cui rivolgersi, gli equilibri da mantenere o modificare. Per non parlare poi dei drammatici sviluppi dei flussi migratori, con tutto ciò che ne consegue sul piano assistenziale e finanziario. I livelli di tutela offerti dagli strumenti di protezione sociale — dalla salute alla previdenza — appaiono precari e destinati al progressivo depauperamento.  

Innanzi a tutto ciò, occorre chiedersi se la "risposta costituzionale" adesso all'esame del Senato appare adeguata alle sfide presenti e future. A ben vedere, non si tratta solo della riforma della seconda parte della Costituzione, ma dell'esito combinato tra le modifiche costituzionali proposte, la nuova legge elettorale della Camera, che diverrà operativa dal 1° luglio del 2016, e la diffusa debolezza degli altri poteri che interagiscono nella nostra forma di governo, a partire dal Parlamento e dai partiti ivi rappresentati in misura ormai largamente non corrispondente a quanto risulta nell'opinione pubblica. 


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