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DIETRO LE QUINTE/ Patto Mattarella-Grasso contro Renzi

Renzi crede di poter minacciare l'alternativa tra elezioni ed espulsione e dare l'aut aut alla minoranza dem, ma è un'arma spuntata. Il Colle infatti non la pensa come lui. UGO FINETTI

Sergio Mattarella (Infophoto) Sergio Mattarella (Infophoto)

Dopo il deludente risultato elettorale ora il deludente risultato del Pil, ma il presidente del Consiglio non indietreggia e accelera. Cedere oggi sull'elettività del Senato significa per il capo del governo ammettere di essere in minoranza: una prospettiva di sopravvivenza dipendendo da avversari e concorrenti.

E' vero che il vertice del Pd ha aperto le trattative, ma con quali possibilità? Berlusconi non è disponibile a un nuovo "usa e getta", vuole un'intesa al di là della riforma istituzionale e che quindi si protrae nel tempo. Ma un rinnovato accordo con Berlusconi alimenterebbe un rafforzamento della dissidenza interna al Pd e metterebbe le ali a Beppe Grillo e a Matteo Salvini con la prospettiva di trasformare la chiamata alle urne nel 2016 sulla riforma istituzionale in un rischioso referendum sul patto Renzi-Berlusconi. 

Ugualmente poco percorribile è l'accordo tra Renzi e l'opposizione interna che implicherebbe una maggiore "collegialità" ovvero condizionamento all'interno del Pd. E' ormai evidente che nel Pd si punta a scalzare Renzi dalla segreteria al prossimo congresso del 2017 aprendo la strada ad altre leadership nelle elezioni del 2018. E nel Pd crescono le crepe regione per regione. Renzi voleva cacciare Marino e Crocetta e non c'è riuscito. Puglia, Campania, Sicilia sono di fatto "repubbliche indipendenti" e persino in Toscana il presidente della Regione, Enrico Rossi, annuncia la discesa in campo per la segreteria Pd twittando "Matteo stai sereno". 

La strada che sembra aver già imboccato Renzi è quindi quella di "tenere botta" ovvero lo scontro frontale agitando da un lato la minaccia delle elezioni anticipate e dall'altro quella della scissione del Pd. I margini in tal senso appaiono più favorevoli di quelli di un compromesso con gli oppositori. Con il timore di scioglimento delle Camere, in un Senato di nominati-transfughi dove a decine sono i cortigiani caduti in disgrazia in cerca di un nuovo protettore non è difficile conquistare qualche adesione. In parallelo anziché far crescere la dissidenza nel Pd, Renzi punta a porre ai 28 disubbidienti l'aut aut della scissione che inevitabilmente gli consentirà di recuperarne una parte. Con la prospettiva di elezioni anticipate e scissione del Pd il conglomerato dei 174 oppositori sarà difficilmente marmoreo. 

In questo momento il premier non ha ancora i numeri, ma nell'isolamento cerca di fotografare agli occhi dell'elettorato i suoi avversari — Beppe Grillo con Silvio Berlusconi insieme a Salvini e Bersani — come una "Armata Brancaleone" che si oppone al rinnovamento per mantenere lo status quo.

Ciò che in realtà minaccia Renzi non è l'assemblea dei capricciosi senatori, ma il cupo vertice dello Stato. Renzi per il Quirinale ha cioè fatto lo stesso errore — o comunque la stessa scelta politica — di Bersani e cioè eleggere le più alte cariche dello Stato "buttandosi a sinistra". Mattarella-Grasso-Boldrini sono personalità che, una per una, appaiono ineccepibili, ma messe insieme nel segno del "nessun nemico a sinistra" incombono come una "troika". 


COMMENTI
17/08/2015 - commento (francesco taddei)

stratagemmi, complotti, maggioranze variabili. Basta! elezione diretta del capo dello stato e poteri di governo!