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DIETRO LE QUINTE/ Chi sono i veri "nemici" dell'accordo Renzi-Berlusconi?

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

"Siamo pazienti, e attendiamo", spiega l'ex sindaco di Lodi, convinto che alla fine Berlusconi ci guadagni di più a tornare al tavolo della discussione sulle riforme. Certo, la sua pazienza (come quella di Renzi) ha un limite, i primi giorni di settembre. Intorno al 7 i giochi dovranno essere fatti, perché si riprenderà a fare sul serio in Parlamento. Guerini (come Renzi) è sicuro che, alla fine, se il governo dovesse crollare ora, l'ex Cavaliere non avrebbe scelta e dovrebbe consegnare a Salvini la leadership del campo moderato.

Al riparo degli ombrelloni, sotto cui riposa ora anche il ministro Boschi, la discreta mediazione di Guerini va avanti, orientata verso Forza Italia assai più che non verso la minoranza dem. Imperativo fare in modo che in Senato il testo di riforma costituzionale non venga modificato, perché questo vorrebbe dire ritornare alla casella di partenza dell'iter di riforma, perdendo altri sei mesi sulla tabella di marcia renziana. 

Il massimo delle concessioni possibili è un ordine del giorno che leghi la scelta dei futuri senatori all'elezione dei consigli regionali, senza arretrare sulla non elettività diretta dei futuri inquilini di Palazzo Madama. Ovvio che a quel punto possono esserci contropartite diversissime su altri argomenti, dal ritocco dell'Italicum per il premio di maggioranza alla coalizione, sino a interventi in materia di giustizia. Le diplomazie sono al lavoro, e i risultati — se vi saranno — si vedranno solo fra due o tre settimane.  

La buccia di banana su cui tutto il lavoro affidato a Guerini potrebbe scivolare è costituito dal presidente del Senato. Tocca a lui decidere se siano ammissibili o meno emendamenti che rimettano in gioco l'elezione diretta della futura assemblea di Palazzo Madama, contenuta nell'art. 2 del ddl Boschi. Grasso ha già indicato la necessità di una correzione del testo attuale proprio in quell'articolo per quanto riguarda i sindaci-senatori (che rischiano di rimanere in carica anche in caso di fine del mandato di primi cittadini). Ma se si aprirà il vaso di Pandora delle modifiche a quell'articolo, gli esiti potrebbero essere imprevedibili.

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COMMENTI
19/08/2015 - Appesi a un filo? (orazio adolfo bacci)

E' anni che siamo appesi a un filo,il partito dei PD continua ha perseverare nello sbaglio,di dividersi in correnti,colmo dei colmi il loro giornale si chiama L'Unità!Povero Renzi!