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Politica

CAOS RIFORME/ Violante: la politica in 140 caratteri ha fallito

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Per non confondere occorre tener presente che la politica ha due dimensioni, quella del servizio e quella del potere. La prima ora è fragile, ridotta a zero, mentre la seconda è molto forte. E lo è perché la prima si è indebolita. Ma quando si riduce a puro esercizio del potere, la politica segna la sua sconfitta più profonda. Anche perché in questo modo si distrugge la possibilità del ricambio e si emarginano gli onesti e competenti. 

La rinuncia della politica è anche quella che avviene a livello europeo, nella limitazione della sovranità dei singoli stati ad opera dei trattati?
Sì, anche se in questo caso il problema è ancora più complesso. Manca un equilibrio tra ordinamenti politici e ordinamento giuridico. Così, apparentemente vi è un ordinamento giuridico europeo che scava sotto le basi della sovranità dei singoli paesi, al tempo stesso accade che le decisioni non passano se gli stati nazionali, titolari di quella sovranità, non sono d'accordo.

Come nel caso dei migranti?
Certo. La mancanza di un equilibrio tra politica e diritto sta facendo sì che gli stati nazionali stiano diventando gli arbitri dei destini europei. Idem per la Grecia: sono gli stati — o alcuni di essi — che hanno deciso cosa fare in Grecia, non la Commissione europea.

Per tornare alla politica debole?
Attualmente c'è tutta una corrente costituzionale che tende a cancellare la politica e a porre le Corti e i diritti al centro dell'ordine. Un errore gravissimo secondo me, perché conduce ad uno sfrenato autoritarismo. Se il diritto diventa "politica", assumendo caratteristiche e principi che non gli sono propri, le libertà dei cittadini sono a rischio.

Qual è stato il punto di rottura?
Il culmine si è raggiunto con la legge Calderoli, il cosiddetto porcellum. 

L'Italicum però, non prevedendo una soglia minima di votanti al ballottaggio, può regalare l'Italia a un condominio.
Assolutamente sì, ed è uno dei punti più delicati. Si sta discutendo della formazione del nuovo Senato; io penso che il nuovo Senato debba essere di secondo livello, in modo che la rappresentanza di regioni ed enti locali superi e corregga il policentrismo anarchico del nostro attuale sistema. Ma il punto vero su cui bisognerebbe concentrare l'attenzione è proprio la legge elettorale: rischia di produrre meccanismi sbagliati e pericolosi perché può consegnare il paese a una ristretta minoranza, 25 o 30 per cento degli elettori.

In questo momento qualcuno starà certamente facendo trattative del tipo: dateci il Senato elettivo e vi votiamo l'Italicum.
Ma l'elettività diretta del Senato non può costituire un correttivo ai limiti dell'Italicum. Poiché l'Italicum fa della Camera una sorta di protesi del governo, il Senato deve diventare il luogo dell'equilibrio costituzionale e quindi, fermo il superamento del bicameralismo paritario, bisogna discutere più delle sue funzioni che della sua formazione. In politica bisogna aver chiaro l'obiettivo e puntare su quello senza scorciatoie. Altrimenti si perdono entrambi, obiettivo e scorciatoie.

Lei ha vissuto in prima persona la stagione del "tutto è politica", adesso la politica è cosa solo di alcuni. Qual è stato il momento migliore?