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Politica

CAOS RIFORME/ Violante: la politica in 140 caratteri ha fallito

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Quella non era la visione marxista della politica, ma una sua banalizzazione, portatrice di molti errori. Oggi il problema, se permette, è un altro. C'è una profonda contestazione della politica nella società, in gran parte fondata, ma noncurante degli aspetti positivi. Non ho la veste per entrare nel merito di quanto ha detto mons. Galantino, che rispetto, ma da parte della Chiesa mi aspetterei sempre la capacità di distinguere ciò che è buono da ciò che è sbagliato. In Parlamento ci sono molte donne e molti uomini onesti e capaci; le stesse qualità hanno molti sindaci, amministratori locali e regionali. 

Si riferisce ovviamente all'"harem di cooptati e di furbi" citato dal segretario della Cei.
C'è anche l'harem. Ma non c'è solo l'harem; ci sono donne e uomini capaci che a destra, a sinistra e al centro fanno politica e lo fanno con sacrificio e competenza. Abbiamo il dovere di riconoscere il bene dove c'è, per dare coraggio agli onesti e isolare gli altri. Non sono cattolico, cerco di essere cristiano, ma chiedo alla Chiesa, per l'autorevolezza che ha, la capacità di distinguere.

In questa capacità di distinguere, il Meeting può dare una mano?
Io vedo nel Meeting soprattutto la capacità di fare comunità, di sollecitare comprensione e spirito di partecipazione. La cosa sulla quale vorrei richiamare l'attenzione oggi è che partire dal basso vuol dire ricostruire la comunità politica. Cos'è un partito se non una comunità politica fatta di persone che sono legate da vincoli orizzontali, da obbiettivi ideali? I vincoli orizzontali sono andati distrutti, ora i vincoli politici sono tutti e solo verticali.

Sono andati distrutti quando?
Quando la politica non è riuscita a capire il '68, l'ambientalismo, la questione femminile, il terrorismo. Il suo progressivo allontanamento dalla società e lo sgretolamento del partito come comunità sono cominciati allora. E quando dopo Tangentopoli ha fatto irruzione un nuovo modello di partito fondato non sulla comunità ma sul leader, il circuito tra società e politica è andato in frantumi. 

Torniamo al Meeting. Qual è il suo augurio?
Di continuare a edificare la comunità civile e io spero anche, prima o dopo, la comunità politica. Che non vuol dire fare un partito, ma discutere ancor più della polis, dell'orizzonte e del destino dell'Italia.

Il rapporto tra Cl e politica è molto controverso.
Io non ho seguito bene le intersecazioni tra politica e Cl, però quello che vedo di positivo è che i ciellini sono gli unici che oggi si occupano dei giovani. Accanto ai giovani, vedo quasi ovunque la vostra presenza, non quella di altri. Questo è un fatto enormemente positivo. Le sorti della politica si risollevano se i cittadini ricominciano a fare comunità. E se i giovani trovano adulti che credono in loro.

E' questo l'antidoto all'antipolitica?
Assolutamente sì.

Non la rete?
La rete è fatta di solitari interconnessi. E' uno strumento, non un luogo; può aiutare la costruzione di una comunità, ma una comunità è anzitutto fatta di esseri umani che si guardano in faccia; per vivere non è sufficiente dialogare attraverso 140 caratteri.

(Federico Ferraù)

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