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CAOS RIFORME/ Violante: la politica in 140 caratteri ha fallito

La politica? Ha abdicato e si è consegnata ai magistrati. E la mancanza di equilibrio tra politica e diritto mete a rischio, oggi, la libertà dei cittadini. Parla LUCIANO VIOLANTE

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La politica? Ha abdicato. "L'idea che possa auto-disciplinarsi senza un impegno dei cittadini è sbagliata. Come è antidemocratico, e dunque sbagliato, un impegno dei cittadini che sia puramente antipolitico". A dirlo è Luciano Violante, magistrato e costituzionalista, ex presidente della Camera, che boccia l'Italicum e promuove il Meeting di Rimini. "Il mio augurio? Che continui a edificare la comunità civile e io spero anche, prima o dopo, la comunità politica".

Lei ha scritto che assistiamo alla creazione di leggi "la cui finalità principale non è la produzione di una regola ma una dimostrazione di virtù, ad uso dell'opinione pubblica". Un vero e proprio tradimento del compito. Cos'è accaduto?
La politica sta rinunciando ad essere principio regolatore e sta attribuendo a terzi soggetti, in particolare la magistratura, la capacità di regolarla. Lo si è visto nel caso della legge Severino, del divieto di nominare pensionati nei consigli di amministrazione delle partecipate, contraddetto dalla designazione di "pensionati" nel cda Rai, nella proposta di affidare alla Corte costituzionale l'autorizzazione all'arresto dei parlamentari. La politica non ha più fiducia in sé stessa e cerca attraverso queste azioni apparentemente virtuose di scrollarsi di dosso il problema della decisione.

Non si potrebbe obiettare che proprio perché i partiti hanno candidato certi personaggi finalmente la politica ha deciso di fare un passo indietro?
Ma se la politica non si sente in grado di esercitare una propria funzione, deve correggersi per esercitarla. Se rinuncia e delega un altro soggetto, perde credibilità, e dimostra  che non ha fiducia in sé stessa. E se non ha fiducia in sé stessa come potrebbero avere fiducia in lei i cittadini? 

E come si fa a ridare alla politica la fiducia nelle proprie forze?
La politica deve assumersi le proprie responsabilità a viso aperto. E poi bisogna ripartire, come dice il titolo del dibattito, dal basso, dall'impegno dei cittadini. C'è un rapporto strettissimo tra politica e società; quando questo rapporto si rompe, vanno in crisi entrambe.

Ma la politica non è lo specchio dei cittadini?
Oggi è del tutto separata dalla società. Da quanto tempo un partito politico non fa un dibattito pubblico sulla cultura italiana? La materia ci sarebbe, abbiamo registi che fanno ottimi film sulla società contemporanea, scrittori che fanno altrettanto; Marco Tutino ha fatto una bella traduzione musicale de Le braci di Sándor Márai. Intanto, la politica sembra aggrovigliata su sé stessa.

Dunque non solo debole ma anche autoreferenziale.
Quando si è deboli si è autoreferenziali. Una politica forte riesce a misurarsi con gli altri, una politica debole sfugge al confronto perché teme di perderlo.

E' debole perché non sa più quale sia l'interesse generale o perché non sa come attuarlo?