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L'INTERVISTA/ Bertinotti: la politica di Renzi? Meglio Cl e Tsipras

Pubblicazione:sabato 22 agosto 2015

Fausto Bertinotti (Infophoto) Fausto Bertinotti (Infophoto)

In queste ore il rischio di essere ingenerosi con Tispras è alto. Io sono stato fra coloro che hanno seguito con interesse e partecipazione la nascita di Syriza e il suo imponente successo elettorale sulla base di una piattaforma politica di cambiamento: in Grecia e in Europa. L'esperienza di Syriza è stata per molti versi straordinaria e non è un caso che oggi si divida sulla svolta governativa di Tsipras, le cui intuizioni originarie avevano peraltro guardato nel profondo della crisi europea. E al premier greco va dato atto di aver condotto il confronto con l'Europa in modo coraggioso e intelligente: anche grazie alle mosse suggerite fino a un certo punto dal ministro Varoufakis.

 

Tsipras poteva fare di più, tenere duro fino alla fine?

 Tsipras agiva da premier, rispondeva a tutti i cittadini del suo paese. Alla fine fra l'avventura e l'accettazione della sconfitta ha optato per la seconda. E' vero che il comportamento dell'Europa e dei suoi organi istituzionali è stato politicamente ed eticamente scandaloso verso la Grecia: e lo dice chi ha passato una vita nel sindacato a negoziare, quasi sempre duramente. Purtroppo l'Europa reale, odierna, è quella dei potenti e dei forti che non riconoscono chi è più debole. E anche chi fa il tifo per Tsipras poi non muove un dito. Se al tavolo della crisi greca i temi di fondo erano le pensioni di anzianità, le regole sul lavoro, la redistribuzione fiscale del reddito, qualcuno avrebbe potuto anche affiancare Tsipras nel tenere politicamente vive le istanze di un'Europa più giusta. Invece Atene si è trovata di fronte un muro e dietro il muro c'era anche l'Italia di Renzi.

 

Rilanciare la politica vuol dire essere movimentisti come Syriza?

 Io sono sempre stato interessato ai movimenti che animano le dimensioni comunitarie della società italiana. Ad esempio ho sempre guardato con attenzione alle diverse esperienze dinamiche del mondo cattolico, fra cui Comunione e liberazione. Non mi è mai stato indifferente chi s'impegna a creare o ricreare un tessuto sociale di solidarietà in un Paese: chi vuole misurarsi seriamente con le speranze e le difficoltà di una grande comunità nazionale. Il rischio - nella vita di ogni movimento radicato nel sociale - è la proiezione all'interno della politica istituzionalizzata, delle strutture di potere. E' una sfida critica, da affrontare sempre con vaglio critico, senza mai desistere da questo vaglio.

 

Il Movimento 5 Stelle può ancora dirsi tale?

 5 Stelle è nato certamente come movimento: come momento di larga contestazione sociale di un sistema politico in crisi profonda. E in questo ha avuto un merito indiscusso: quello di contrapporsi al leghismo salvinista e a quanto lo circonda a destra. Ora però i 5 Stelle stanno evolvendo verso la forma partito e mi sembrano talvolta indirizzati a diventare rapidamente un partito come gli altri. Credo che anche al "movimento" 5 Stelle possa far bene tenere sotto esame critico i propri aggiustamenti di rapporto con il potere.

 

(Antonio Quaglio)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
22/08/2015 - commento (francesco taddei)

no per niente. meglio il liberismo che il socialismo coi soldi degli altri. meglio una società del merito che oppressa dai corpi intermedi. più spesa significa solo più tasse.