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MEETING RIMINI 2015/ Renzi: sono venuto a incontrare degli amici

Ieri il presidente del consiglio Matteo Renzi si è presentato al Meeting di Rimini più come un vecchio amico degli anni giovanili che come un politico. di WALTER VIOLA

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"Siamo grati di incontrare il Presidente del Consiglio Renzi che è venuto per parlare con noi dell’Italia e la sfida del mondo”. Così ha introdotto l’incontro con il presidente del Consiglio Emilia Guarnieri che ha aggiunto: “Oggi il tempo che viviamo è cruciale. Di fronte a una situazione dove sembra vincere lo scetticismo, vogliamo che questa sia un’occasione positiva”.

Di fronte all’incalzare delle questioni poste da Vittadini (ripartire dal basso per rilanciare l’Italia, l’Europa, il Mediterraneo e lo sviluppo del sud, ruolo dell’Italia a livello internazionale) Renzi non si è nascosto, ha affrontato il mare aperto di un confronto a tutto tondo. 

“Quando richiamate la responsabilità dell'io, richiamate giustamente alla responsabilità personale” ha subito affermato, sottolineando il fatto che l’Italia deve tornare ad essere “la terra delle opportunità e non dei rimpianti, della responsabilità personale e non della denuncia dell’altro”. 

Per venti anni l’Italia è stata ferma, “ci rendiamo conto che oggi la sfida è recuperare il tempo perduto: ha ragione Guarnieri, oggi sta accadendo qualcosa di cruciale”. Ha riconosciuto che la questione educativa e dei nostri giovani è centrale per l’Italia che deve tornare a credere e investire su se stessa riconoscendo e valorizzando la bellezza  e così disegnando il proprio futuro. 

Ha poi fatto un affondo personale sulla sua presenza a Rimini: “Io non volevo venire al Meeting non per un fatto ideologico. Io vi ho incontrati in un'esperienza personale e l'amicizia riempie il cuore dell'uomo. Non mi andava di trovare sui giornali all’indomani titoli sulla accoglienza a me, o sui temi della politica nazionale, perché qui il punto è un altro, molto più umano e vero. Io vi ho conosciuto da studente liceale, boy-scout tramite il mio insegnante di religione. Se penso a CL penso a Claudel, a Chesterton, ad autori che mi hanno riempito la giovinezza. Vengo quindi al meeting lieto e grato, lieto e grato che furono le parole con cui il mio amico e collega consigliere provinciale a Firenze Gazzini, prematuramente scomparso, ricordava i suoi 50 anni, parole che dicono del riconoscimento di qualcosa di più grande della distanza politica”.

Ha poi ricordato che mentre in Italia si litigava su tutto l’Europa a 28 membri ha spostato il suo baricentro sempre più lontano dal Mediterraneo e dai Balcani. Inoltre “I giovani non vedono nell'Europa una visione politica, ma un lontano tram tram burocratico. In questo senso l'Europa è diventata matrigna. Ecco perché abbiamo impostato il semestre di presidenza italiana cercando di riproporre l’Europa come ideale, prima che spread e burocrazia. Sui profughi sono poi convinto che prima bisogna salvare le vite umane e dopo viene il resto, non possiamo seguire gli imprenditori della paura”. E su questo il popolo del Meeting lo ha interrotto con uno scrosciante applauso.

“L'Italia può avere un ruolo nell'Europa che cambia, se cambia l'Italia. Le riforme sono il tentativo reale di recuperare il tempo perso”. Ha poi sintetizzato il contenuto di alcune riforme a partire dalla riforma elettorale fatta perché “chi vince governa e fa le cose per cui è stato eletto!”.