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RENZI E CL/ La "terza via" di Matteo per archiviare Berlusconi e il vecchio Pd

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Matteo Renzi ieri al Meeting di Rimini (Infophoto)  Matteo Renzi ieri al Meeting di Rimini (Infophoto)

Tutti punti concreti di convergenza, insomma. Ma è sulla politica estera che la consonanza fra Renzi e il popolo del Meeting è massima. Lo è nella critica impietosa all'Europa del rigore economico e della chiusura negli egoismi nazionali di fronte alle ondate migratorie, lo è nel saldo ancoraggio agli Stati Uniti e nella critica radicale alle pulsioni anti-russe latenti in alcuni partner dell'Est Europa. E ancora il ruolo che l'Italia può giocare nel Mediterraneo e l'appello per i cristiani perseguitati in Africa e nel Medio Oriente.

Tutto giusto, mai una parola fuori posto, persino nelle citazioni di Chesterton e di Péguy. Renzi ha voluto mantenere le distanze, ma certo non gli dispiacerebbe affatto se una parte del popolo del Meeting decidesse di dargli credito e di sostenere da moderato il suo progetto di partito della nazione. 

Per lanciare questo messaggio ha però compiuto uno slalom da consumato sciatore fra i temi più scabrosi e più sensibili per la platea che lo ha ascoltato con attenzione. Non una parole sulle unioni civili. Non una parola sul sostegno alla famiglia, o sull'Imu delle scuole paritarie, che mette in pericolo l'esistenza di tante istituzioni. Per precisa scelta Renzi ha evitato accuratamente di inerpicarsi sui terreni più scivolosi.

Che qualcuno potesse storcere il naso e giudicarlo un briciolo reticente con ogni probabilità lo aveva messo in conto. Ma ciò che interessava per considerare vinta questa partita giocata fuori casa era lanciare ponti e aprire canali di dialogo. Solo il tempo mostrerà se saranno sufficientemente solidi da durare e consolidarsi.



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