BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

DIETRO LE QUINTE/ Chi c'è nell'anticamera del potere renziano?

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Certamente i numeri non li hanno gli altri, altrimenti avrebbero già ribaltato il testo costituzionale. Tra tutti gli attori politici sulla scena, Renzi è quello che può permettersi più di tutti gli altri di alzare la posta in gioco e sicuramente non ha timore di andare a vedere eventuali bluff di altri concorrenti. Sta accuratamente cavalcando la proposta, da realizzare nei prossimi due anni, di ridurre le tasse e di eliminare l'imposizione sulla prima casa; ha già ridotto l'Irap; ha dato gli 80 euro e adesso dichiara che rimarranno per sempre. Anche i dati sulla disoccupazione tendono al meglio, sia pure in modo non evidente e per meriti non proprio direttamente attribuibili al Governo, come il Qe (quantitative easing, ndr), la svalutazione dell'euro e il basso prezzo del greggio.

Chi potrebbe avere più possibilità di lui alle elezioni politiche?
La realtà è che non soffia neppure il vento della protesta, nonostante gli sforzi compiuti dai rappresentanti del M5s, i quali di fatto sono anche loro al rimorchio della politica renziana; un po' come capitò al Pd ai tempi di Berlusconi, che peraltro ha il suo bel daffare per mantenere diviso il centrodestra.

Stando ai rumors, pare che una delle ipotesi più gettonate sia quella dei senatori "eletti" con il listino. Come la giudica?
Se questa è la proposta di mediazione della minoranza dem, ma in realtà non è quella la provenienza, allora Renzi può facilmente accondiscendere e, per così dire, manifestare la sua generosa volontà di unità del partito. In realtà, di tutte le ipotesi in campo, è una delle peggiori. 

E perché?
I listini erano previsti dalla legge elettorale regionale del 1995 e contro questo strumento di privilegio hanno combattuto quasi tutti i consigli regionali, perché sono stati un potente mezzo a disposizione delle segreterie di partito anche contro il territorio. Adesso, la grande invenzione sarebbe di ripristinarli per indicare i consiglieri-senatori. Credo che così la manipolazione delle liste regionali possa favorire ulteriormente la centralizzazione del potere politico sulle nomine. Se dovesse passare questa proposta, la composizione del nuovo Senato, ancor più di quella della Camera dei deputati, verrebbe decisa a livello romano, anziché dalle istituzioni regionali come sta scritto attualmente.

Sabino Cassese ha detto che se la politica non sa decidere, poco importa; lo faranno i giudici al suo posto, nel nostro interesse. Luciano Violante invece ha detto che la politica deve recuperare la centralità che le Corti le hanno tolto. Lei che ne pensa?
Cassese da giudice costituzionale non mi è sembrato molto decisionista e comunque non ha manifestato alcuna irrequietezza nei confronti dei comportamenti della politica. C'è da dire, a sua difesa, che l'esperienza alla Corte non lo ha esaltato più di tanto, come lui stesso dichiara nel suo libro-diario del novennato di giudice costituzionale, in cui dipinge una Corte con molti limiti. Se la Corte costituzionale italiana è quella dipinta da Cassese, come si fa ad auspicare che decida la Corte al posto della politica?

E Violante?