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SPILLO/ Renzi, occhio al Corriere quando dà consigli non richiesti (a firma Mieli)

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Paolo Mieli (Infophoto)  Paolo Mieli (Infophoto)

Craxi primo leader politico italiano non ideologico - e forse perfino "non partitico" - e poi primo premier di un'Italia programmaticamente "moderna", "riformista", "laica" sia rispetto al cattolicesimo democratico che verso il socialcomunismo storico. 

Mieli - a differenza del milanese De Bortoli - non ha mai considerato Berlusconi minimanente "fit" per guidare il Paese e invece un pericoloso avventuriero sgradito anzitutto all'America in quanto amico della Russia di Putin. Il direttore scelto da Giovanni Agnelli prima per la Stampa e poi per il Corriere conosce bene invece quali spazi abbia avuto la "sinistra europea" negli anni seguiti alla caduta del Muro (in fondo ci siamo ancora dentro). E Mieli, israelita, ha sempre avuto la stessa certezza ribadita con tono molto secco da Renzi a Rimini: per l'Italia la stella polare nella globalità rimane l'America (non, evidentemente, l'Europa, che pure ha co-fondato quasi settant'anni fa).          

È comunque questo "direttore virtuale" del Corriere - richiamato in servizio presumibilmente dal nipote dell'Avvocato, tuttora primo azionista di Rcs - che a fine agosto 2015 ha scritto una singolare lettera aperta con molti destinatari. Renzi è sicuramente il primo: se vuole superare le ardue impasse autunnali (le riforme istituzionali, una manovra no tax no spending, un possibile escalation militare in Libia) deve "mettere la testa a posto": smettere di essere un one-man-show circondato da una corte incerta e cominciare a fidarsi del "Corriere di Mieli".

Ma anche nel Pd (e magari anche oltre) deve "finire la ricreazione": Tsipras è un modello per come ha vinto le elezioni, cancellando vent'anni di "berlusconismo alla greca", ma soprattutto per come ha gestito lo scontro con l'Europa merkeliana (scaricando i massimalisti di Syriza e facendo sponda sull'appoggio geopolitico degli Usa). Il resto - può darsi - sia sempre e ancora Fiat: ma - tramontato anche e forse soprattutto il "ventennio delle banche e dei banchieri" - di altro capitalismo privato - primo, secondo, terzo o quarto -  si sono perse le tracce.



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