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DIETRO LE QUINTE/ Il (vero) Vietnam che può costare caro a Renzi

Matteo Renzi sembra essere caduto nel tranello di aprire un dossier dopo l'altro, finendo sotto attacco da una molteplicità di direzioni. Un errore che può costare caro. ANSELMO DEL DUCA

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Dicono i manuali di strategia militare che uno dei metodi più efficaci per fiaccare un esercito è quello di aprire nuovi fronti. Sempre ammesso che se ne abbia la forza. Matteo Renzi è l'uomo da battere oggi, il nemico pubblico numero uno. E sembra essere caduto nel tranello di aprire un dossier dopo l'altro, finendo sotto attacco da una molteplicità di direzioni.

Il premier ci ha messo del suo per trovarsi in questa situazione. Basta pensare al fronte polemico aperto con i sindacati sulla regolamentazione del diritto di sciopero e sulle regole per la rappresentanza. Il tutto senza curarsi degli effetti sull'elettorato di sinistra, quello cui mostra maggiore vicinanza la minoranza all'interno del Pd. 

Ma il quadro è più complesso di quanto non possa sembrare. E, se vogliamo, ancora più contraddittorio. I suoi fronti di scontro Renzi li ha aperti in ogni direzione, non in una sola. Nei confronti dell'elettorato moderato sono argomenti scabrosi quelli relativi ai diritti civili, come le unioni civili, su cui il gruppo dirigente del Pd vuole chiudere al più presto. Oppure la questione dell'Imu per le scuole cattoliche. O, ancora, la sbandierata intenzione di accelerare in autunno con il riconoscimento della cittadinanza secondo il principio dello ius soli ai figli degli immigrati nati e cresciuti nel nostro paese. 

Non tutte le questioni sono state sollevate da Renzi, che — ad esempio — avrebbe fatto volentieri a meno della grana dell'Imu per le scuole paritarie, sollevata dalla Corte di Cassazione. Ma su unioni civili e ius soli l'anima centrista della sua maggioranza (e anche qualche frangia del suo partito) sono in trincea da tempo per impedirgli di fare un solo passo avanti. Un pantano in cui sfibrare il premier, come gli americani nelle foreste dell'Indocina e lungo le rive del fiume Mekong.

L'immagine del Vietnam parlamentare è stata evocata da alcuni esponenti della minoranza dem in relazione alle riforme costituzionali all'esame del Senato. A Palazzo Madama i numeri sono quanto mai incerti, nonostante il più che probabile supporto dell'Ala verdinana, che non è in grado di sostituirsi completamente all'opposizione interna al Pd, che vanta numeri più che doppi, 22/23 senatori dissidenti in casa democratica, contro un manipolo di dieci ascari agli ordini di Denis Verdini. 

Ma l'elenco dei temi scottanti per Renzi è ancora molto lungo. E ancora più contraddittorio, quanto a interessi e gruppi di potere toccati. Ci sono i sindaci in subbuglio, perché gli ultimi dati certificano una pressione del fisco locale oltre il livello di guardia per compensare i tagli decisi dal governo centrale. E i sindaci sono in netta maggioranza espressione del Pd e della sua area culturale. 

Ci sono i giornalisti della Rai in trincea contro una riforma del servizio pubblico radiotelevisivo che ha perso per strada molti pezzi, salvo che l'intenzione di un più stretto legame fra Palazzo Chigi e Viale Mazzini. E l'Usigrai (il sindacato dei giornalisti Rai) gravita storicamente nell'area del centrosinistra.


COMMENTI
03/08/2015 - Ma se cadrà.... (Luigi PATRINI)

Già, Renzi potrebbe "cadere" (non credo ancora più in basso! ma chissà?), ma se cadrà, il primo a rallegrarsi sarà probabilmente lui stesso, perché sarà riuscito a tirarsi fuori da quella matassa così ingarbugliata che lui stesso è stato maestro a costruirsi, ma dalla quale non gli è - neppure per lui - facile riuscire a tirarsi fuori. Speriamo che l'Italia resista alla frana!