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Politica

SCENARIO/ Senato e Italicum, il mix esplosivo che porta l'Italia nel caos

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Perché sono prive di un progetto complessivo riguardante le regioni e la rappresentanza politica generale. Occorre consegnare al paese delle istituzioni che funzionino, con una solida logica interna. Che questa possa nascere da un compromesso non è un problema, ma il compromesso dev'essere alto, ragionevole, nitido sotto tutti i profili, altrimenti la Costituzione non può svolgere il suo ruolo.

In buona sostanza, quali sono le vere preoccupazioni che animano la minoranza dem?
Dimostrare di avere un peso nel condizionare il presidente del Consiglio. Ma per fare questo occorre un progetto serio e chiaro di riforma. Dovrebbe essere la forza della ragione a imporlo e non la rivalsa politica.

Quali sono le differenze tra l'impianto del nuovo Senato approvato l'estate scorsa e la versione sulla quale ci si confronterà a settembre?
Allora il Senato aveva reali poteri di controllo dell'attività del governo e delle politiche pubbliche, nel testo licenziato dalla Camera questi poteri sono ridotti. Prima aveva diritto a nominare due giudici costituzionali, adesso questi vengono eletti tutti in seduta comune. Con un collegio di 730 rappresentanti, a fronte di 630 deputati qualunque sia la maggioranza al Senato 100 senatori valgono poco o nulla e quindi tutta l'idea che ruotava intorno alle garanzie su autonomie territoriali e Corte costituzionale è venuta meno.

Di recente è stato anche in audizione, che cos'ha detto?
Ho consigliato di tornare al vecchio testo del Senato (quello del 2014, ndr), introducendo alcuni miglioramenti nella semplificazione dei possibili conflitti tra le due camere. Anziché 4 procedimenti legislativi principali e 6 secondari, ho proposto di farne solo due: uno paritario, in cui Camera e Senato legiferano alla pari, e l'altro in cui la Camera legifera e il Senato controlla.

Lei, anche su queste pagine, ha criticato aspramente l'Italicum. Conferma tutte le sue riserve.
Certamente. Quello che nessuno sembra vedere è che i problemi più gravi stanno proprio nella nuova legge elettorale, non nel nuovo Senato. Che sia una legge iper-maggioritaria e perciò in contrasto con la sentenza della Consulta è una realtà, ma ora prendiamola per quel che è. La lista vincente al ballottaggio avrà 100 eletti nominati dal leader e 240 eletti con i voti di preferenza. A me viene facile immaginare che alcuni di questi si crederanno figli degli elettori, non delle segreterie di partito. Ne basterebbero una cinquantina per rendere la vita impossibile a chi governa.

Cosa bisognava fare?
Scegliere una sola regola per legittimare i deputati: o tutti nominati, e dunque figli del leader, o tutti con il voto di preferenza, dunque indipendenti da leader e nondimeno rappresentanti eletti, coi quali fare politica. L'Italicum presenta un'evidente contraddizione tra le premesse di voler raggiungere una piena governabilità e la composizione della maggioranza. 

Altro che nuovo Senato, dunque. Bisognerebbe rimodificare l'Italicum.