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CASO CROCETTA/ L'Abc del suicidio politico di Renzi in Sicilia

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Rosario Crocetta (Infophoto)  Rosario Crocetta (Infophoto)

Secondo, quello della messa in minoranza con un voto dell'assemblea; ma l'Ars si guarda bene dal farlo, perché andrebbero a casa anche i 90 attuali deputati (qualche mese fa fu presentata una mozione di sfiducia e il risultato sembrava raggiunto, ma grazie a qualche alchimia assembleare, a qualche momentaneo cambio di casacca, e a qualche assenza improvvisa in aula, non si raggiunse il numero necessario di voti, ndr).

E allora Renzi cosa invoca? Invoca il nulla, cioè che al di là dei proclami delle sue frasi lapidarie, non accada nulla perché occorre ancora tempo, tempo perché maturino "i tempi politici". E così coloro che fino ad una settimana fa hanno invitato a gran voce a "staccare la spina" (ma chi avrebbe dovuto prendere in mano il filo non si è mai né detto né saputo) oggi si sono trasformati in novelli Fabio Massimo, il famoso temporeggiatore, i quali con nuovo e insospettabile vigore hanno ripreso a sostenere Crocetta e il suo Governo, che continua a governare, in attesa di nuove verifiche e nuove scadenze.

La verifica si è avuta in due importanti riunioni, svoltesi nei giorni scorsi: l'assemblea regionale dei democratici e la successiva riunione dei partiti che sostengono sulla carta (in Ars sono certamente di più) il governo. Nella prima, la frase più ripetuta è stata: "O si governa o si va a casa", ma il segretario regionale Fausto Raciti ha chiarito espressamente che la pratica non va affrontata "mettendo una data di scadenza a questa legislatura". Nella seconda il segretario regionale dell'Udc, Gianpiero D'Alia, a un certo punto ha affermato: "Il passato è passato". Come a dire, "mettiamoci una pietra su e andiamo avanti", noncuranti di quanto accaduto e di quanto può ancora accadere. 

Invocando una frase celebre e adattandola al nostro caso si può tranquillamente affermare: "Uno spettro si aggira per la Sicilia… e non solo in Sicilia: la paura delle elezioni".

Questo il vero motivo del rinnovato patto di amore e fedeltà, dentro il Pd siciliano, salvo le affermazioni di dissenso che non producono mai decisioni contrarie, tra i leader della maggioranza, pronti a continuare come ci si trovasse all'inizio della legislatura, e tra i 90 deputati dell'Ars, pronti anche a legiferare, dopo mesi di stanca, forti di un interesse trasversale che lega tutti, purché non si vada a casa.

Perché tanta paura delle elezioni in un sistema democratico che a parole tutti sostengono perfetto, perché fondato sull'alternanza? Perché il vero spettro che si aggira non in Sicilia, ma nelle stanze delle segreterie dei partiti, è quello della presunta, temuta, reale vittoria dei grillini. Questa paura attanaglia tutti, a Roma come a Palermo, e impedisce qualunque movimento possa andare in quella direzione: tranne lo stare fermi, il temporeggiare, l'attendere.

Dei tanti scenari ipotizzati due sembrano i più verosimili.


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