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Politica

CASO CROCETTA/ L'Abc del suicidio politico di Renzi in Sicilia

Rosario Crocetta (Infophoto)Rosario Crocetta (Infophoto)

Primo. Andare al voto in Sicilia il più presto possibile, al fine di limitare al minimo i danni di una sconfitta del Pd e dei suoi alleati, prima che si voti a livello nazionale e l'effetto trascinamento coinvolga anche quelle elezioni (non bisogna dimenticare che in Sicilia votano circa 4,5 milioni di elettori, che — come si dice in gergo — fanno numero).

Secondo. Andare al voto in Sicilia il più tardi possibile nella speranza di recuperare parte dell'elettorato perduto e limitare per quanto possibile una sconfitta per il Pd, che ad oggi sembra inevitabile.

Sia nel primo che nel secondo caso ci vogliono due altre cose per andare alle urne: un candidato in grado di prendere più voti dell'ipotetico candidato grillino e una reale o presunta maggioranza in grado di sostenerlo. I presidenti Lombardo e Crocetta hanno dimostrato che con le maggioranze variabili si può rimanere in sella senza avere i numeri in Ars. Basta cercarli volta per volta. Ma il tema del candidato credibile è il più difficile da risolvere. Non perché manchino i nomi. Ne sono già stati tirati fuori più di una decina, sempre dentro l'elenco dei politici noti e arcinoti, gli stessi che Renzi vorrebbe rottamare; ma tutti sanno, loro per primi, che avrebbero poche chance.

E dunque? Il Pd, dimentico dei successi e dei consensi avuti nei decenni scorsi facendo una saggia e avveduta opposizione anche in Sicilia, si ritiene, come presuntuosamente pensava la Dc, ormai "vocato per natura al governo". Quindi deve cercare un candidato che pur credibile risponda comunque al partito: insomma, il rischio di un altro Crocetta che risponde al suo cerchio magico e non al Pd, non può più correrlo. I partiti della maggioranza attuale e futura, quella per cui si stanno facendo le prove generali a Roma (per intenderci l'ammucchiata al centro con guida Pd), in Sicilia è già a buon punto di maturazione. Potrebbe la Sicilia essere l'ennesimo laboratorio ove fare le prove generali? C'è chi lo spera e c'è chi lo teme. Ma il rischio è grosso e chi lo corre deve sapere che, se perde, i danni saranno per lui irreparabili, per almeno cinque anni. Una vittoria dei 5 Stelle se ci sarà, sarà clamorosa, e i contraccolpi nazionali saranno evidentissimi.

E allora, meglio attendere. Ma attendere cosa? Che tutto torni come prima. E così Crocetta dopo alcuni giorni di astinenza mediatica è tornato ad imperversare sia alla direzione nazionale del Pd che sulle reti nazionali per riaffermare il suo credo: prima di me il diluvio, e meno male che c'è Saro! 

Togliendo quasi la parola a Renzi ha tentato di convincere il parlamentino Pd che "l'isola che non c'è" esiste davvero ed è la Sicilia di oggi. Quella in cui si sono fatte le riforme, si è tagliata la spesa pubblica, non è stato intaccato lo Stato sociale e l'occupazione non viaggia al 30%.