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CAOS RIFORME/ Manconi (Pd): Renzi non faccia il "Berlusconi-bis"

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Silvio Berlusconi (Infophoto)  Silvio Berlusconi (Infophoto)

“E’ un errore presentare come un espediente formalistico il problema costituito dalla diversità tra le due formulazioni dell’articolo 2 della riforma del Senato. La norma esige il rispetto attentissimo della forma”. Lo evidenzia Luigi Manconi, giornalista e deputato del Pd, a proposito dell’intervento del presidente di palazzo Madama, Pietro Grasso, che ha manifestato l’intenzione di sancire l’emendabilità dell’articolo 2 della riforma del Senato. Una presa di posizione che ha dato adito a diversi retroscena che ritraevano il presidente Grasso nell’intento di “sabotare” la riforma di Renzi. Lui però ha smentito tutto precisando: “Ho evitato, fino a oggi, di smentire ogni singolo racconto, anche perché sto diventando un appassionato lettore di 'fantapolitica’. Le ricostruzioni apparse oggi però vanno decisamente troppo oltre”.

 

Onorevole Manconi, Renzi sulla riforma del Senato dice di avere i numeri e anche, se vuole, di poter forzare la mano. Lei che cosa ne pensa?

Sono tra i firmatari degli emendamenti della cosiddetta “minoranza Pd”. E nello stesso tempo sono per negoziare, negoziare e ancora negoziare. Questo a differenza di altri che si ritrovano nella minoranza del partito e che sono tra i firmatari degli emendamenti. Al di là delle dichiarazioni tonitruanti che provengono dall’una e dall’altra parte, al di là di reciproche minacce e dichiarazioni di guerra, ritengo che vi sia tuttora la possibilità di negoziare. Sono invece contrario a una precipitazione del conflitto e a un’impostazione che preveda una successione di ricatti.

 

Come valuta la proposta di Zanda, che ha pensato a un listino elettivo per il Senato in concomitanza con le Regionali?

Quella del capogruppo Zanda è un’ipotesi da esaminare attentamente e contestualmente ad altre ipotesi. Anche a costo di sembrare un ingenuo che rifugge all’acre odore della battaglia, per me l’importante è che ci si confronti sulle diverse ipotesi e che su queste si negozi fino in fondo.

 

Che idea si è fatto dei retroscena che hanno indicato in Grasso un antagonista di Renzi?

E’ un errore presentare come un espediente formalistico o come un cavillo giuridico il problema costituito dalla diversità tra le due formulazioni dell’articolo 2 della riforma del Senato. La norma esige il rispetto attentissimo della forma. La difformità tra i due testi comporta quindi un problema reale, e dunque quello di Grasso non è un escamotage.

 

Renzi di recente ha affermato che il ventennio berlusconiano è stato un errore perché tutto incentrato su una sola persona. Il premier non rischia di riproporre questo stesso scenario, con al centro sé stesso?


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