BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

DIETRO LE QUINTE/ L’"ultimatum" di Mattarella a Renzi

Pietro Grasso con Sergio Mattarella (Infophoto) Pietro Grasso con Sergio Mattarella (Infophoto)

Fra la riforma costituzionale e l'Italicum che assegna il premio di maggioranza alla lista, e non alla coalizione, Alfano, Cesa e i rispettivi partiti sono finiti fra i due fuochi. Rischiano di non poter andare né con il Pd né con il centrodestra, specie se a guida Salvini.

Non a caso Cesa, chiudendo la festa dell'Udc, ha avanzato due richieste: Senato elettivo e premio di coalizione nella legge elettorale. Sono rivendicazioni che piacciono anche a Ncd, dentro cui però il caos ha superato il livello di guardia. Per una Lorenzin che immagina alleanze con il Pd alle amministrative di primavera, c'è un Lupi che lavora per una candidatura comune del centrodestra a sindaco di Milano. Cicchitto dice "mai più con Berlusconi e Salvini", e Giovanardi che scatena l'inferno sulla legge sulle unioni civili. I corridoi dei palazzi sono zeppi di voci malevole non verificabili, compresa quella che Alfano abbia già un accordo con il premier per candidarsi a governatore della Sicilia nel 2017, quando scadrà il mandato di Crocetta.

Il guaio per Renzi è che una trattativa politica risulta difficile con i centristi, dove ormai ogni singolo esponente sembra guardare più al proprio futuro politico che a quello del partito.

Difficile che la disamina di una situazione tanto caotica sia stata evitata nel colloquio che Renzi ha avuto con Mattarella, anche se ufficialmente al Colle si è parlato di Europa, immigrazione e legge di stabilità. Il Capo dello Stato segue con una certa preoccupazione il cammino delle riforme. Con Renzi, che è stato il suo king maker, condivide l'auspicio che il cammino possa andare finalmente in porto. Ma sulle singole soluzioni tecniche ha fatto sapere più volte di non avere alcuna intenzione di entrare, essendo materia di esclusiva competenza delle Camere. 

Mattarella non auspica la crisi, anche perché la sessione di bilancio è alle porte. Ma se qualcosa andasse storto, se i calcoli sul filo dei numeri fossero sbagliati (Prodi docet), a Renzi non potrebbe fare sconti. E difficilmente consentirebbe al terzo governo "creativo" di questa strana legislatura, a meno che non servisse per traghettare il paese al voto. Renzi lo sa,  e sa quindi che al Senato lo attende un salto mortale senza rete.

© Riproduzione Riservata.