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CAOS SENATO/ Il giurista: Renzi, che errore aver cominciato dall'Italicum...

Pubblicazione:giovedì 17 settembre 2015

Maria Elena Boschi, ministro per le Riforme (Infophoto) Maria Elena Boschi, ministro per le Riforme (Infophoto)

Risponde a una logica complessiva che condivido molto. L’idea è togliere potere legislativo alle Regioni, ma creare una seconda camera che abbia la rappresentanza delle autonomie locali e che partecipi alla legislazione nazionale sui temi d’interesse delle camere. Avere dato troppi poteri legislativi alle Regioni è stato un boomerang e ha aumentato di molto i contenziosi.

 

Per quale motivo?

Perché i governatori non sono in grado di regolare alcuni tipi di interessi. Sono dunque favorevole all’idea di avere una Regione che legifera di meno, ma che ha maggiori poteri amministrativi. Come pure con il fatto che ci sia una camera delle Regioni, dove governatori e sindaci delle grandi città concordino alcune leggi dello Stato su temi di loro interesse.

 

Chi afferma che esiste un problema di rappresentatività non ha capito i veri termini della questione?

Il punto è che sta emergendo in tutta la sua drammaticità il vero nodo: non si fa la legge elettorale prima delle riforma costituzionale. Sommando un Italicum iper-maggioritario con il fatto di avere un Senato che non ha più nessuna parvenza di elezione diretta, il risultato è un cortocircuito. I parlamentari di Ncd e FI del resto sono sempre stati contrari all’elezione indiretta del Senato, ma l’hanno votata perché rientrava in un patto tra Berlusconi e Renzi che comprendeva anche la legge elettorale e il presidente della Repubblica. Poi è saltato tutto, ma il vero nodo dal punto di vista del costituzionalista è che si è cominciato dalla coda anziché dalla testa.

 

Il vero problema non è la riforma del Senato ma l’Italicum?

Esattamente. L’Italicum è una legge elettorale super-maggioritaria, perché il collegio di ripartizione dei seggi è unico a livello nazionale. Il primo partito prende un premio a livello nazionale, e quindi non vince ma stravince. I capilista sono bloccati e i collegi sono molto piccoli, quindi ci saranno molti nominati nelle liste. Sono d’accordo con chi dice che c’è un problema di rappresentanza degli elettori, ma allora cambiamo la legge elettorale e non la riforma costituzionale.

 

(Pietro Vernizzi)



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