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CAOS SENATO/ Il piano di Renzi? Riforma e poi elezioni

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

In effetti, a minoranza spinge sin dall'inizio di questa discussione verso l'eleggibilità diretta dei senatori, così come Renzi spinge in senso opposto. Va anche detto che sulle future funzioni del senato si sta ancora discutendo, e la stessa maggioranza si è detta d'accordo a riaprire il dibattito su altri punti della riforma. Alcuni punti sono già stati cambiati alla Camera. Visto che la decisione relativa all'elettività dei senatori è stata presa sin dall'inizio, ribaltando il discorso si potrebbe dire che anche la maggioranza ha interesse a alimentare una guerra interna piuttosto che pensare all'articolo 2.

 

Lei crede al ruolo potenzialmente cruciale di Grasso?

Certamente il ruolo del presidente del Senato è cruciale. Stiamo parlando di emendare l'articolo 2 che il governo insiste a non voler toccare. Il presidente della Commissione affari costituzionali del Senato non ha ammesso emendamenti mentre le opposizioni e le minoranze del Pd dicono che l'articolo 2 è emendabile. Ecco perché la figura di Grasso diventa decisiva in questo contesto di scontro costituzionale. 

 

Su questa riforma si gioca tutto o quasi, è d'accordo?

Non sono d'accordo che si gioca tutto su questa riforma. Il governo è impegnato su fronti molto più importanti e delicati ,ad esempio i rapporti con l'opinione pubblica e il versante economico. Non credo all'ipotesi che questa vicenda possa portare a crisi di governo o elezioni anticipate.

 

Renzi teme il voto in Senato?

Lo teme, e lo provano queste continue offerte di compromesso, che non si trasformano in vero compromesso, o le continue affermazioni che i numeri in Senato ci sono. La preoccupazione sui numeri c'è tutta, lo dimostra il fatto che il governo si sta premurando di conquistare il beneplacito di un po' di parlamentari spuri dell'opposizione, dai verdiniani ai tosiani e magari anche qualcun altro dentro Forza Italia. Si è poi aperta una frattura nel Ncd dove ci sono una quindicina di senatori che per tutt'altri motivi non vorrebbero votare la riforma. Insomma la maggioranza al Senato è fragile, come si temeva a inizio legislatura.

 

E se Renzi volesse la riforma per poi votare al più presto, nel 2016, voltando così completamente pagina?

Certamente in caso la riforma venga approvata come la vuole il capo del governo, la strada per le elezioni diventa più facile e spianata. Perché si voti con l'Italicum è indispensabile che si applichi la non eleggibilità dei senatori, però è difficile votare prima del 2017. Tra l'altro nella nuova legge c'è una clausola anche se superabile in caso di emergenza che dice che la legge elettorale non possa entrare in vigore prima del giugno del 2016.

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