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DIETRO LE QUINTE/ La road map di Renzi per votare nel 2016

Pubblicazione:domenica 20 settembre 2015

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Il dilemma è all'apparenza irrisolvibile e tale da provocare un'indecisione degna dell'asino di Buridano: le elezioni sono più vicine se le riforme saltano, oppure se vengono approvate? A prima vista sembrerebbe più concreto lo scenario che vede il governo dimissionario nel caso di un incidente parlamentare, perché con il voto segreto su molti emendamenti "mai dire mai".

Renzi ha utilizzato questa minaccia nemmeno troppo velatamente tanto nei confronti degli amici quanto degli avversari, uniti tutti da un'unica preoccupazione, quella di far durare il più a lungo possibile la legislatura, che per tantissimi sarà di sicuro l'ultima. Un problema davvero largamente condiviso, basti pensare a tanti esponenti di Forza Italia e di Ncd, agli ex 5 Stelle, a una minoranza Pd decisamente sovrarappresentata nei gruppi parlamentari che — va ricordato — vennero disegnati a immagine e somiglianza di Pierluigi Bersani due anni e mezzo fa.

Per convincere i più riottosi il giglio magico di Palazzo Chigi ha più volte fatto balenare l'ipotesi di una crisi di governo, con conseguente precipitare della situazione verso le urne. Ma è davvero così? I dubbi sono legittimi.

Il primo punto di incertezza è il Quirinale. Mattarella non è Napolitano e non potrebbe sciogliere le Camere senza aver rimandato Renzi alle Camere e aver fatto almeno un tentativo di dar vita a un nuovo governo, che in una situazione di "si salvi chi può" potrebbe persino trovare i numeri per nascere, con o senza Renzi alla guida. E non si dimentichi la necessità di evitare l'esercizio provvisorio del bilancio dello Stato, eventualità da allarme rosso per i rigoristi di Bruxelles, Francoforte e Berlino. 

Anche nel caso in cui alla fine il capo dello Stato accettasse di firmare lo scioglimento delle Camere, lo scenario per Renzi sarebbe gonfio di incertezze. La nuova legge elettorale, l'Italicum, ha due difetti: vale solo per la Camera (perché presuppone un Senato non elettivo) ed entra in vigore solo il 1° luglio 2016. Il che significa che se si votasse fra oggi e la primavera del prossimo anno si sarebbe costretti a ricorrere al cosiddetto "consultellum", cioè a ciò che resta della Legge Calderoli del 2005 (il Porcellum), sforbiciato a dicembre 2013 dalla Corte costituzionale. Si tratta di un sistema proporzionale senza premio di maggioranza, e con le preferenze. 

Un'ipotesi è da escludere categoricamente: che Mattarella possa firmare un decreto legge che anticipi l'entrata in vigore dell'Italicum, estendendolo anche al Senato. Sarebbe un favore troppo grande a un solo giocatore il cambiare le regole a sua immagine e somiglianza a partita iniziata. Mattarella, che nel discorso di insediamento ha chiesto correttezza ai giocatori, non potrebbe permetterlo mai. Con il consultellum, visti gli attuali sondaggi, è facile prevedere che il Pd renziano sarebbe il partito più votato, ma rimarrebbe molto sotto l'attuale consistenza parlamentare di circa 300 seggi alla Camera, e quindi lontanissimo dalla maggioranza assoluta. 


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