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Politica

ITALICUM/ Quagliariello (Ncd): torniamo al premio di coalizione se no scompariamo

Per GAETANO QUAGLIARIELLO (Ncd) occorre modificare l’Italicum o il principale alleato del Pd scomparirà, lasciando spazio soltanto a tre grandi partiti come Pd, Lega Nord e M5S

Gaetano Quagliariello (Infophoto)Gaetano Quagliariello (Infophoto)

Il Nuovo Centro Destra chiede a Renzi di cambiare l’Italicum perché, così come si è configurato, porterebbe a un sistema politico in cui restano in vita tre soli partiti: Pd, M5S e Lega Nord. Come spiega il senatore Gaetano Quagliariello, coordinatore di Ncd ed ex ministro per le Riforme costituzionali, il principale alleato di governo del Pd si troverebbe a scomparire. Una contraddizione politica cui occorre porre rimedio modificando l’Italicum. La scelta si prospetta in qualche modo naturale dopo un’eventuale approvazione del ddl di riforma costituzionale, in questo momento al centro del dibattito parlamentare. Normalmente infatti prima si approva la riforma costituzionale e in un secondo momento la legge elettorale, e non il contrario come è avvenuto in questi mesi. Una modifica dell’Italicum del resto è chiesta a gran voce da diverse forze politiche: non soltanto da Berlusconi, all’opposizione, ma anche dalla stessa minoranza Pd.

Senatore Quagliariello, quali sono i contenuti della sua proposta di modifica sull’Italicum?

Molto semplice: prevedere che il premio di maggioranza venga attribuito alla lista o alla coalizione di liste vincente. Consentire insomma la formazione di coalizioni, bandite dall'Italicum nella sua versione attuale.

Perché l’Italicum andava bene prima, quando lo avete votato, e non va più bene adesso?

Ho letto anche io che ci si accusa di aver cambiato idea. Non è così, e faccio questa affermazione con ampia facoltà di prova. Ho sostenuto a suo tempo, in ogni sede e a più riprese, che l'Italicum avrebbe dovuto consentire la formazione di coalizioni, e che il tema avrebbe dovuto essere riproposto nel prosieguo del percorso delle riforme. L'ho ribadito con forza all'indomani delle elezioni regionali, quando è apparso chiaro che Salvini stava imponendo la sua egemonia sul vecchio centrodestra e quando un governo di emergenza limitato al compimento delle riforme stava assumendo un orizzonte di legislatura, col paradosso di avere un esecutivo di coalizione in un sistema che ha messo le coalizioni fuorilegge.

Quindi il premio di lista è un controsenso?

Il pregio del premio alla lista è evitare la rissosità di coalizioni costruite per vincere ma non per governare, che negli ultimi vent'anni hanno causato forte instabilità. Ma proprio la vicenda del Pdl, lo smembramento di un grande partito-coalizione e le conseguenze prodottesi sul governo di allora dimostrano che sistemi di voto maggioritari e aggregazioni politiche anti-frammentazione non garantiscono di per sé la stabilità, in assenza di meccanismi di stabilizzazione dell'esecutivo che ci si dovrebbe impegnare a introdurre.

Insomma è cambiato il panorama politico?

Oggi l'Italia è a uno snodo. La riforma del bicameralismo rappresenterà la norma di chiusura di un nuovo sistema, e dunque siamo all'ultima chiamata per verificarne l'equilibrio intrinseco. Se non si mette mano all'Italicum, il combinato disposto che si va determinando tra quadro politico e assetto istituzionale condurrà inevitabilmente alla sopravvivenza di tre sole leadership e delle relative liste - Renzi, Grillo e Salvini - e all'espulsione di un'area popolare, occidentale in politica estera, liberale in economia, cristiana nei principi, che ha fin qui contribuito a evitare al Paese una prospettiva greca e che sarebbe privata di qualsiasi spazio di autonomia. Credo che gli italiani che non si riconoscono nel Pd, nel grillismo e nel lepenismo abbiano diritto di essere rappresentati. E credo che a un alleato fin qui leale che pone un problema di autonomia e sopravvivenza politica di un'area si debba qualche risposta in un tempo politicamente significativo.

Lei ha detto che la legge elettorale va modificata perché è cambiata la situazione politica. Ma una legge elettorale non dovrebbe trascendere le contingenze politiche?


COMMENTI
20/09/2015 - Effetti deleteri degli ok alle riforme cioffeca (Carlo Cerofolini)

Se non si vuole che il combinato disposto fra Italicum e riforma (ciofeca) del Senato non abbia come risultato un uomo solo al comando e non è detto che poi sia Renzi, occorre che non passi questa riforma (cioffeca) del Senato, perché poi con il fischio che Renzi, che notoriamente non fa “prigionieri”, modificherà l’Italicum (altra riforma ciofeca) che entrerà così in vigore il 1° giugno 2016. Inoltre è da tenere presente che un volta incassata la riforma del Senato e dopo il referendum confermativo, che si terrà nel giugno 2016 e che quasi sicuramente sarà positivo, si andrà molto probabilmente a elezioni anticipate nell’ottobre 2016, proprio con l’Italicum (ciofeca). Ora se questa sarà la tabella di marcia è chiaro che verranno gabbati, oltre gli italiani che così cadranno dalla padella nella brace, pure molti dei parlamentari che avranno dato il loro ok – magari votando pure “contro natura” e pure tradendo gli elettori che non li volevano fiancheggiatori delle sinistre - a quanto proposto da Renzi, sperando così di salvare poltrona e prebende. A buon intenditor…

 
20/09/2015 - commento (francesco taddei)

il vero problema dei partiti è continuare a fare i parassiti, mica risolvere i problemi degli italiani. vai renzi non ti fermare!