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CAOS SENATO/ Folli: Renzi "cerca" Bersani ma non lo trova

Per STEFANO FOLLI, il premier non vuole dare la sensazione di avere perso il bandolo della matassa, ed è proprio ciò che teme si concretizzi se Grasso riapre agli emendamenti sull’articolo 2

Pietro Grasso, presidente del Senato (Infophoto) Pietro Grasso, presidente del Senato (Infophoto)

“Con il discorso di Renzi alla direzione Pd stiamo uscendo dalla politica ed entrando nella psicologia. Il premier teme che se fa concessioni alla minoranza Pd sull’articolo 2, appaia come un leader debole e la situazione gli scappi di mano. Ma in realtà il suo intervento contiene anche alcune aperture”. E’ l’analisi di Stefano Folli, editorialista di Repubblica, dopo che la direzione Pd di ieri ha votato in modo unanime l’ok alle riforme di Renzi. Al voto non hanno partecipato però gli esponenti della minoranza Pd, anche se sul “lodo Tatarella” Pier Luigi Bersani si è mostrato accomodante: “C’è stata una apertura significativa”. Durante il suo intervento Renzi ha infatti spiegato che l’elezione diretta dei componenti del nuovo Senato non può sussistere perché è già passata in doppia lettura conforme, “ma può esserci una designazione” come “nella legge regionale di Tatarella del ’95”.

Renzi ha detto: “Non accetto diktat della minoranza”. Che cosa c’è dietro a queste parole?

Io voglio pensare che stia mascherando una trattativa in corso di cui onestamente ci sono pochi indizi. La mia interpretazione non è che quello di Renzi sia stato un discorso di rottura. D’altra parte non è nemmeno un discorso abbastanza chiaro da poter dire che l’accordo è vicino. Ci può essere tra le righe l’intenzione di creare le condizioni affinché questo accordo possa nascere.

In che senso il discorso di Renzi non è chiaro?

Ci vuole uno sforzo per arrivare alle conclusioni che dicevo prima, perché effettivamente non sono sicuro che Renzi a questo punto sappia dove andare. Ma con un po’ di ottimismo e di buona volontà si può pensare che ci sia la possibilità di trovare un’intesa nei prossimi giorni.

La proposta di Renzi della “designazione” ispirata a Tatarella sembra essere molto simile a quella di Violante. E’ un’apertura percorribile?

Questa è certamente un’apertura, soprattutto nell’attuale contesto. Il problema di Renzi è che non vuole in nessun modo apparire uno che cede alla minoranza. Questo forse lo si può anche comprendere, anche se la questione dell’elettività dei senatori è solo un passaggio all’interno di una riforma complessa. Un passaggio che lo stesso Renzi dichiara essere poco influente rispetto all’intero disegno di legge. Non vedo quindi quale sarebbe poi il cedimento, anche se si concedesse qualcosa di sostanziale a questa minoranza. Anche sul punto della legge Tatarella è implicito un guanto di velluto, e metto l’accento più sul guanto di velluto che non sul pugno di ferro che c’è dentro.

Renzi invita a guardare allo stato di salute del Paese, rifiutando ogni “narrazione”. Ma non è una narrazione anche la sua?

Renzi enfatizza i dati economici, al di là anche di quella che è la loro effettiva portata, e crea una sorta di Paese dove tutto va bene. In realtà ci sono elementi positivi nella ripresa economica, ma dire che oggi tutto va bene mi sembra francamente eccessivo. Anzi toglie credibilità anche alla parte in cui alcuni risultati ci sono davvero. La ripresa economica è ancora molto debole e fragile, e comunque ci sono alcuni elementi positivi. Enfatizzando troppo la cornice generale si rischia di togliere validità e credibilità anche a questi dati concreti. Renzi dovrebbe fare una narrazione un po’ più realistica, accettando anche i chiaroscuri di questa situazione.

Bersani e altri ieri non hanno partecipato alla direzione. Da un punto di vista politico come giudica questa assenza?