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Politica

DIETRO LE QUINTE/ Senato, la vigilia del voto tra malpancisti, cortigiani e ristoranti

Da destra a sinistra, tra minacce di emendamenti e dibattiti inconcludenti, va in scena la farsa della modifica costituzionale. Ecco come verrà approvata. MARA MALDO

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"Il partito più forte di Europa non deve occuparsi di artifici tecnici". Sono le parole con cui Matteo Renzi ha apostrofato la direzione del Pd prima di una dura reprimenda dei membri della minoranza. Vietato insomma occuparsi di Costituzione. Il bastone e la carota renziani traducono un concetto che ha avuto più profondi interpreti: "Chi ama la res publica avrà la mano mozzata". Le mani di chi si batte verranno infatti tagliate per lasciare indifesi i paladini dem delle libertà costituzionali. Quelle di molti altri verranno riempite col giusto prezzo.

Già i leoni di Ncd hanno fatto sentire il loro ruggito del coniglio. La saggezza di chi ha lasciato da parte il rimpasto governativo e separato il rinnovo delle presidenze di commissione del Senato da quelle della Camera ha frenato lo slancio dei malpancisti di Alfano. Gente tosta. Del tipo "noi tireremo dritto… fino alla prima curva". 

Altra pasta i riformisti verdiniani di Ala. Vincenzo D'Anna aveva definito un attentato alla democrazia il testo Boschi, un ircocervo con il corpo della bella ministra e la testa di Verdini. Cederà con fermezza. Senza contropartita s'intende. E se qualcosa arriverà, è perché questa è la stagione del merito, che diamine. Anno due dell'era Renzi. Mica noccioline. 

Catarsi anche per molti ex grillini. Dal Movimento 5 Stelle ai ristoranti stellati dove i mediatori di palazzo Chigi coltivano l'arte della persuasione. In attesa del reddito di cittadinanza si contentano di essere cittadini con un buon reddito e magari con la pensione parlamentare. Scatterà infatti solo a fine legislatura e costituisce la terra promessa anche degli "stabilizzatori 2018". Il gruppo trasversale il cui alfiere Paolo Naccarato si è spiegato grossomodo così: "le riforme sono buone se fanno arrivare al 2018 se no sono una schifezza". Il povero Scilipoti sgomento ha urlato il suo grido di dolore: "qualcuno mi dovrà chiedere scusa".

E così, tra una minaccia forse spuntata di proporre milioni di emendamenti come ancora sussurra il leghista Calderoli, e il nipponico "banzai" dell'irriducibile e solo popolare Mauro, si consuma la farsa della modifica costituzionale. Forza Italia si chiede cosa è cambiato, e si scopre seguace di Calamandrei e Moro. 

Certo qualcuno si perderà nei corridoi del Senato nei prossimi giorni. Magari al momento dei voti chiave. Ma con quello che si sta vedendo a Palazzo Madama, è ancora un comportamento dignitoso. Già, non più padri costituenti, ma da un lato padri prepotenti e dall'altro tremebondi cortigiani. "Chi ama la res publica avrà la mano mozzata". O la bocca cucita con un filo dorato.

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