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Politica

SCENARIO/ Giovagnoli: Renzi può ancora evitare l'errore di Craxi

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Anche Mussolini ha goduto di un ampio consenso, così come ne hanno goduto i partiti democratici sorti in Italia dopo la seconda guerra mondiale. Ma il primo ha raccolto tale consenso senza libertà e con la violenza, i secondi invece nella libertà e con la persuasione. E' una differenza fondamentale e non sembra che Renzi la voglia mettere in discussione. 

La vera questione è un'altra: nella società complessa, più chi decide è solo, più la sua decisione è debole. Negli anni ottanta, Bettino Craxi cercò di decidere il più possibile da solo, ma nel complesso è riuscito a decidere ben poco. Chi governa, infatti, deve comunque mediare tra spinte contrastanti e più è solo più è debole nei confronti di queste spinte. Senza un'adeguata cornice istituzionale e politica, insomma, le decisioni che Renzi potrà prendere da solo saranno complessivamente deboli e lui stesso sarà rapidamente travolto. 

Anche dalla vicenda dell'Italicum emerge una lezione analoga. Il grande premio di maggioranza in assenza di limiti e contrappesi è ispirato da una forte esigenza decisionista. Si dice: non importa se poi alla fine un partito con il consenso di un italiano su quattro o poco più conterà come se avesse la maggioranza assoluta dei voti e anche più. L'importante è che questo partito decida. Ma in quali condizioni e soprattutto per quanto tempo? I sondaggi mostrano che alle prossime elezioni potrebbe essere il Movimento 5 Stelle a beneficiare dell'Italicum, distruggendo buona parte di ciò che Renzi ha cercato di costruire. Più invece la maggioranza parlamentare è garantita da un sistema elettorale che favorisce la creazione di un consenso reale, meno gli improvvisi rovesciamenti di maggioranza diventeranno probabili. 

Insomma, almeno le decisioni più importanti — come quelle che decidono chi decide — devono essere prese con il più largo consenso possibile. Non quello dei partiti, rispondono i renziani, ma quello del popolo. E infatti programmano un referendum sulla riforma costituzionale. Ma nessuna società può fare a meno dei partiti e non è un caso che, dopo aver ricucito all'interno del Pd, lancino messaggi distensivi a Forza Italia: più è ampia la maggioranza parlamentare che vota per la riforma del Senato, più sono le forze politiche che sosterranno il referendum costituzionale l'anno prossimo. Che altrimenti abrogherà la riforma. E, allora, diventerà molto arduo decidere chi deve decidere. 

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