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Politica

ACCORDO SENATO/ Formica: quegli emendamenti sono un inganno

Rino Formica (Infophoto)Rino Formica (Infophoto)

L’opposizione interna aveva chiesto che l’elezione dei senatori avvenisse con una votazione diretta e popolare. In questo caso invece abbiamo un’indicazione che potrà essere adottata “in conformità” da parte del consiglio regionale. Per non dare la discrezionalità ai reggitori della cosa pubblica, le Costituzioni degli Stati moderni sono scritte con parole semplici, chiare e senza possibilità d’equivoco. Quando le Costituzioni sono logorroiche e bizantine, ciò significa che si dà un supporto costituzionale al dispotismo dei governanti. Ecco perché dico che è tutto molto pericoloso.

 

Dopo questo accordo, come sono ridisegnati gli equilibri in Parlamento?

Non lo può dire nessuno, per una ragione molto semplice. In Italia sommando ribellione e ostilità espresse con l’astensionismo e con il voto, si arriva al 70 per cento del Paese. Si è creato un distacco tra Paese reale e Paese legale che non c’era mai stato nella nostra storia. E’ come un ghiacciaio che rimane allo stato solido, ma se avviene lo scioglimento non si sa dove va a finire.

 

Che cosa accadrà se si scongela il “ghiacciaio”?

Il problema è che il nostro Paese è lento nell’assumere decisioni quando il vento è di bonaccia, ma quando le cose si fanno difficili allora decide molto rapidamente. Lo documenta per esempio il fatto che Mussolini passò dal 19 per cento del 1921 al 60 per cento del 1924. Tra la Marcia su Roma del 28 ottobre 1922 e le elezioni del 6 aprile 1924 passa un anno e mezzo, contrassegnato da un governo dispotico che ricattava un parlamento attraversato dal suo cretinismo e che aveva il sostegno di un monarca fedifrago e impaurito.

 

Sì, però dal 1924 a oggi tante cose sono cambiate…

Si diceva una volta che i popoli hanno i governi che si meritano. Il governo che oggi si merita questo Paese è dato dal fatto che nel popolo non ci sono più forze politiche e idee capaci di orientare e mantenere la barra nei venti difficili del passaggio dal locale al globale. In questo momento l’ultimo partito che era rimasto con un residuo di apparato, classe dirigente e memoria di idee, cioè il Pd, ha il “Venerabile” che si merita, cioè Renzi.

 

(Pietro Vernizzi)

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