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SPILLO/ Da Renzi a Varoufakis, c'è una sinistra che cita il Papa ma sta con la finanza

Pubblicazione:venerdì 25 settembre 2015

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Esiste ancora la possibilità di una sinistra europea socialdemocratica unita nella battaglia politica contro il pensiero neoliberista imperante? A giudicare dagli scontri in atto, dalle dure polemiche che si vedono e si ascoltano, la risposta immediata è un secco "no".

In questi giorni, Matteo Renzi, leader del partito più grande nell'area socialdemocratica europea, ha attaccato sprezzantemente il nuovo leader del Labour inglese Jeremy Corbyn, indicandolo come uno dei prototipi della sinistra perdente. Poi c'è stato un botta e risposta durissimo tra lo stesso Renzi e l'ex ministro delle Finanze greco Gianis Varoufakis. Non si sono risparmiati insulti di doppiogiochismo, di vocazione scissionistica e via cantando.

L'impressione è che la sinistra, presa nel suo complesso, sia alla riscoperta di una nuova ipocrisia. Una volta si parlava della "funzione insostituibile dell'Urss per il mantenimento della pace nel mondo". In altri termini, nella sostanza, si credeva al modello sovietico. Quindi si ricorreva ai soliti slogan: "il rinnegato Kautsky" era ad esempio un classico del leninismo. Le prime riunioni del Komintern erano tutte improntate alla condanna dei "populismo" (tornato improvvisamente di moda) e del "socialfascismo". In Italia fino al 1980 era quasi proibito definirsi "riformisti" all'interno della sinistra. Insomma, Filippo Turati e Anna Kuliscioff rappresentavano una sorta di "disvalore" per la sinistra italiana. Al 42esimo congresso del Psi di Palermo nel 1981, Bettino Craxi si prese le reprimende anche dell'ex azionista Riccardo Lombardi perché aveva ribattezzato la corrente autonomista socialista come "riformista".

Fatto stupefacente oggi, quando dopo l'implosione del comunismo nel 1992, tutta la sinistra è diventata "riformista". Sono vere e proprie ironie della storia che in Italia sono sempre di moda, più che altrove. In Italia, ad esempio, il discorso di Turati a Livorno nel 1921, quando ci fu la scissione comunista, fu riabilitato e addirittura condiviso dai comunisti Umberto Terracini e Camilla Ravera nel 1969. Insomma, occorsero ai due filobolscevichi circa 49 anni per capire.

Tutto sommato però quegli scontri novecenteschi appartenevano alla contrapposizione ideologica classica e quindi erano meno ipocriti di quanto avviene oggi nel mondo di quello che resta della sinistra. Oggi c'è un grande problema che divide al suo interno la sinistra, ma lo si aggira, lo si accenna solamente e poi si cerca di rimuoverlo. Questo problema è il ruolo della finanza e il sistema stesso della finanza.

E' abbastanza strano che tutti, a sinistra in particolare modo, citino le frasi di Papa Francesco tranne un passaggio fondamentale della sua enciclica Laudato si'.

Allora, poiché in Italia si soffre di memoria corta, ricordiamo il quinto capitolo dell'enciclica, paragrafo IV, n. 189: "La politica non deve sottomettersi all'economia e questa non deve sottomettersi ai dettami e al paradigma efficientista della tecnocrazia. Oggi, pensando al bene comune, abbiamo bisogno che la politica e l'economia, in dialogo, si pongano decisamente al servizio della vita, specialmente della vita umana.


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