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ACCORDO SENATO/ Il giurista: da oggi chi governa cambierà la Costituzione come gli pare

Maria Elena Boschi, ministro per le Riforme (Infophoto) Maria Elena Boschi, ministro per le Riforme (Infophoto)

Avere parlato solo dell'art. 2 e del modo di eleggere i senatori ha impedito di considerare gli altri aspetti critici della riforma costituzionale, tra cui primeggia il nuovo riparto delle competenze tra Stato e regioni e le questioni del federalismo fiscale dopo che il coordinamento della finanza pubblica è stato ascritto alla competenza esclusiva dello Stato. Ma i punti critici della riforma sono anche altri, come l'eccesso o numero dei procedimenti legislativi e, soprattutto, l'elezione del presidente della Repubblica. Speriamo che qualcosa si faccia anche per queste parti del testo della riforma.

Altro che assemblea costituente: la nuova Costituzione nasce da un ddl governativo. Questo cosa significa?
La riforma costituzionale, più che figlia del Parlamento e della partecipazione popolare, sarà figlia dell'autoritarismo del governo Renzi. Dopo la sua approvazione si terrà il referendum e Renzi si impegnerà, come ha dichiarato, a girare tutta l'Italia per farla approvare e, in questo modo, a rilegittimare il proprio operato. Ma la prassi instaurata ha determinato una frattura che non sarà certamente sanata dal referendum, anche se il suo esisto dovesse essere favorevole al governo. Da domani qualunque minoranza che dovesse vincere le elezioni con l'Italicum e che risulti in grado di impossessarsi del governo e di gestire il Parlamento potrebbe agire allo stesso modo sulla Costituzione. 

La minoranza Pd è in festa. Ne ha i motivi?
Al momento sembra di sì, ma sarei prudente. Dalle mie parti, quando si assiste a forme di trionfalismo, si dice di solito che "non sempre ride la moglie del ladro; non sempre canta questa donna in questo teatro". Mi intende?

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