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Politica

SPILLO/ La "conversione" della sinistra che fa felice la finanza

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Più o meno lo stesso concetto è stato ripetuto dai nostri Presidenti del Consiglio Mario Monti e Enrico Letta. E in quasi tutti i Parlamenti dell'Unione Europea. Insomma, è il trionfo della liberalizzazione della finanza, del mercato a cui anche una legge fondamentale dello Stato deve sottomettersi. È il trionfo delle agenzie di rating. Se il "Welfare" pesa sul bilancio, se non lo rende conforme al mercato, al diavolo il "Welfare" di Beveridge. È in fondo la rivincita di un economista come Wilhelm Ropke , che negli anni Quaranta parlava della convenienza di obbedire ai mercati: "L'obbedienza nei confronti delle disposizioni del mercato viene ricompensata, la disobbedienza punita".

La risposta a Ropke potrebbe arrivare dai milioni di poveri e di disoccupati che sono comparsi dopo l'esplosione della crisi del 2007-2008, frutto perverso della liberalizzazione dei mercati finanziari. La preoccupazione, quindi, che si vede oggi per il futuro è che, in assenza di una classe politica capace e previdente, le diseguaglianze sociali, la radicalizzazione dei contrasti sociali che si manifestano oggi, si possano trasformare, prima o dopo, in uno scontro radicale di tipo politico dall'esito molto incerto.

C'è da notare che questo capitalismo finanziario, dai tratti ottusi e imprevidenti, nasce anche lui da un intreccio di diverse culture. Non c'è solo il vecchio capitalismo con le "macchiette" alla Morgan. Non c'è neppure da temere le riunioni del Bilderberg o le manovre del cosiddetto "partito di Davos". Lì c'è concentrata molta ricchezza, ma anche molta cretineria capace di far risuscitare il comunismo e una pletora di destre di incerta ideologia.

Oggi c'è invece la conversione al liberismo di una specie di "sinistra bancaria", che ha partecipato con entusiasmo alle privatizzazioni degli anni Novanta (magari con qualche suo esponente che faceva da consulente alle banche d'affari anglosassoni che hanno guadagnato una consistente percentuale). È sempre quella sinistra che non ha nulla da opporre allo strapotere della finanza, almeno in alcune regole da creare o da ripristinare.

Altra ironia della storia. Il "Welfare State" nasce dall'incrocio tra riformismo socialdemocratico e conservatorismo inglese. Il nuovo capitalismo finanziario si afferma tra la voglia di "arricchirsi" dei vecchi "pescecani" di ogni latitudine insieme ai "nipotini" del vecchio comunismo e quelli che un economista americano chiama gli "utili idioti" della finanza.

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