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#MILANO 2016/ Renzi vuole Sala, ma ha una carta coperta. Intanto Lupi...

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Giuseppe Sala, commissario di Expo 2015 (Infophoto)  Giuseppe Sala, commissario di Expo 2015 (Infophoto)

Fare il sindaco non è più impresa molto attraente - neppure nelle metropoli a cinque stelle - visti i chiari di luna delle finanze locali; vista soprattutto la voglia matta del premier Renzi di tagliare incassi fiscali, budget di spesa, partecipazioni azionarie anzitutto nei Comune. E non è certo tempo per tenere alta la quota della tassazione locale: sicuramente non nel programma di un candidato sindaco, ad esempio per Milano 2016 le sorprese brutte e inaspettate possono cominciare già alle primarie: un gioco che vale sempre meno la candela per i candidati non di partito, i cosiddetti "Papi stranieri", dunque i più forti di questi tempi e in tutti i sensi.

Il ragionamento, coltivato dal renzismo corrente e significativamente rilanciato dal Corriere della Sera, anima sotto traccia le serate della Festa dell'Unità (nazionale, ma in tono minore rispetto al passato) ai Giardini Indro Montanelli di Milano. Nel centrosinistra lo schema di gioco è abbastanza chiaro: Pierfrancesco Majorino ed Emanuele Fiano sono i due candidati ufficialmente in corsa (altri simili lo sono soltanto un po') ma quasi certamente nessuno dei due sarà in gara alle elezioni, sebbene stiano svolgendo in modo egregio il ruolo di candidati alle primarie: Majorino, molto attivo e capace nella comunicazione (tema che lo rende simpatico al premier), per il renzismo può essere un buon vice per coprire il lato sinistro della coalizione, ma non (ancora) un sindaco. Fiano, dal canto suo, è considerato troppo istituzionale oltreché un pizzico troppo romanizzato per vincere anche in periferia.

Debora Serracchiani, vicesegretario Pd, lascia intendere che ci potrebbero essere sorprese, come il ripensamento del sindaco Giuliano Pisapia – è dura - o un nome scelto da e con Pisapia. Sembra questa la porta attraverso la quale verrebbe chiamato in scena Beppe Sala, super-manager di un Expo in buon crescendo finale. Il premier stesso, ieri, è sembrato lasciarsi coinvolgere volentieri nel gioco del toto-candidato, proprio sul nome del "bravissimo" commissario Expo. Ma ha chiesto di "lasciarlo lavorare". Non è quindi certo che possa essere lui il "candidato di Renzi", se quest'ultimo dovesse approfittare del palco milanese della Festa dell'Unità, domenica prossima, per scoprire le sue carte. Per di più il premier sabato sarà al workshop di Cernobbio, tradizionalmente affollato di Vip meneghini. Certamente un'investitura a Sala - a pochi giorni da quella del prefetto Franco Gabrielli a co-sindaco di Roma - suonerebbe come la conferma di una linea "commissariale" del Pd sulle grandi metropoli: per molti versi una forma d'attenzione effettiva alle preoccupazioni giudiziarie espresse sia dalla Procura di Roma sulle infiltrazioni mafiose nella Capitale, sia di Raffaele Cantone, alto commissario Anticorruzione, da sempre attivo sulla piattaforma di Rho. 


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COMMENTI
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