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SCENARIO/ Pasquino: ecco la "percentuale" che spaventa Renzi

Altro che Senato: l’unica preoccupazione di Renzi dovrebbe essere il fatto che il Pil allo 0,7% non basta a ridare al Paese la crescita economica di cui ha bisogno. GIANFRANCO PASQUINO

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

“Renzi non deve temere né l’ondata dei migranti né l’ascesa di Grillo, perché gli italiani sanno bene che non sono problemi che ha creato lui. La sua unica preoccupazione dovrebbe essere il fatto che il Pil allo 0,7% non basta a ridare al Paese la crescita economica di cui ha bisogno”. E’ l’analisi di Gianfranco Pasquino, politologo, secondo cui “è proprio sulla mancata ripresa che il settembre politico di Renzi rischia di essere contrassegnato da una serie di nuovi annunci privi di sostanza”. Nell’intervista al Corriere della Sera Renzi aveva sottolineato che “se vogliamo fare una forzatura sul testo uscito dalla Camera, i numeri ci sono, come sempre ci sono stati. Chi ci dice che mancano i numeri sono gli stessi che dicevano che mancavano i voti sulla legge elettorale, sulla scuola, sulla Rai, sul Quirinale”.

Che cosa ne pensa del modo con cui Renzi intende affrontare la questione della riforma del Senato?

Quella da parte di Renzi è la solita esibizione di boria, che non ha nulla a che vedere con la bontà della riforma ma soltanto con la voglia di portarla a casa per dimostrare la propria forza. Resta il fatto che questa rimane una riforma brutta, e segnala l’incapacità di negoziare che dovrebbe invece caratterizzare un capo di governo riformista.

Se Renzi tira dritto sulla riforma del Senato, si potrebbe arrivare a una scissione del Pd?

La scissione è soprattutto il prodotto della volontà di chi è al potere di cacciare fuori quanti lo ostacolano. Chi è contrario vuole dei cambiamenti sul contenuto, Renzi invece vuole dimostrare che ha il potere. Dopo di che, a furia di tirare la corda, si logorerà a tal punto che diventerà politicamente e psicologicamente impossibile rimanere in un partito dove i dissidenti sono sbeffeggiati e spesso dichiarati l’ostacolo maggiore a una non meglio definita politica riformista.

Che cosa ne pensa dei cinque senatori nominati dal Quirinale inseriti nella riforma?

Quello che mi sorprende è che né il presidente emerito Napolitano né il presidente in carica, Mattarella, abbiano spiegato quale senso abbia l’idea di avere cinque senatori nominati dal Quirinale, in un Senato che dovrebbe essere la Camera delle autonomie. Di fatto questo aspetto non ha nessun senso, e dovrebbero essere Mattarella e Napolitano a chiederne la cancellazione.

Con settembre ricomincia l’attività parlamentare. Il governo raccoglierà i frutti dopo avere seminato?

Perché ciò avvenga mancano tanti tasselli fondamentali. In primo luogo, il rilancio dell’occupazione attraverso il Jobs Act passa anche per la crescita, perché se il Paese non cresce i posti di lavoro non si moltiplicano. La spending review inoltre è stata prima affidata a Cottarelli, e poi non se n’è fatto nulla. Allo stesso modo non vedo i decreti attuativi della riforma della pubblica amministrazione, e neppure flessibilità e dinamismo in quello che dovrebbe essere uno Stato capace di fare le riforme. Mi aspetto quindi che Renzi trovi presto qualcosa di nuovo da annunciare, e poi vedremo come si andrà avanti.

Di che cosa ha più paura Renzi in questo momento? Di Grillo, degli immigrati o della mancata crescita?


COMMENTI
04/09/2015 - Dopo il cavallo Dudù (Moeller Martin)

Se il capo dello stato nominerà 5 senatori auguriamoci che non venga mai eletto Berlusconi. Ci troveremmo senatori DuDù e quattro veline scelte con un reality.