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Politica

RIFORMA/ Violante: servono 3 modifiche per evitare il caos

Per LUCIANO VIOLANTE, quello che esce dalle riforme istituzionali è un regime che non è parlamentare. La sorte della legislatura non è più in mano al Parlamento bensì al partito del premier

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“Dall’intreccio tra riforma costituzionale e riforma elettorale nasce un regime che definirei semiparlamentare. Un regime privo dei difetti dell’assemblearismo, già fortemente temuto dai costituenti, ma che rischia di essere governato in pratica da un solo uomo alla testa di un solo partito. Bisognerà individuare nuovi equilibri tra le due Camere, tra queste e il Governo, tra tutti e il presidente della Repubblica”. Lo afferma Luciano Violante, magistrato, giurista, già presidente della Camera dei deputati e della Commissione Antimafia. Con lui abbiamo fatto il punto sugli aspetti della riforma rimasti più in ombra, ma che, come spiega lo stesso Violante, “sono in realtà i più importanti”: scelta del capo dello Stato, ben dieci distinti procedimenti legislativi, rapporti Stato-Regioni. Martedì in aula si è proceduto con l’illustrazione degli emendamenti, mentre da oggi si inizierà a votare sull’articolo 1 del ddl costituzionale.

Come valuta l’accordo sull’elettività del Senato raggiunto nel Pd?

Staremo a vedere, anche perché abbiamo ancora pochi elementi per potere esprimere un giudizio completo. La designazione dei candidati al Senato da parte degli elettori richiede necessariamente un parallelo adeguamento della norma transitoria, che stabilisce quali siano le regole che presiederanno all’elezione dei senatori fino a quando non sarà fatta la legge generale.

Per Vannino Chiti, “se i consiglieri-senatori li scelgono i cittadini, la prima volta che si andrà al voto si dovrà rispettare il principio che siano i cittadini a sceglierli”. E’ d’accordo con lui?

Sì. Come dicevo, una volta approvata la modifica dell’articolo 2 bisogna poi pensare alla norma transitoria, in modo che non entri dalla finestra quello che si è cacciato dalla porta. Anche la norma transitoria deve prevedere quindi la designazione diretta dei senatori.

Il testo dell’accordo è simile alla sua proposta?

E’ abbastanza simile alla proposta presentata insieme ad altri. I punti che contano veramente però sono diversi. Per esempio le incertezze tra i dieci procedimenti legislativi, il modo di eleggere il capo dello Stato, il rapporto Stato-Regioni.

Che cosa ne pensa del modo di eleggere il capo dello Stato?

Un presidente della Repubblica eletto con un quorum sulla base dei soli votanti, anziché degli aventi diritto al voto, rischia di essere delegittimato anche all’interno del quadro costituzionale. Ritengo che dopo la terza votazione bisognerebbe andare al ballottaggio tra i due candidati che hanno preso più voti nelle tre votazioni precedenti.

Un altro punto che lei citava è il rapporto Stato-Regioni. In che senso è problematico?

Ci sono forti sovrapposizioni. Avere eliminato la competenza concorrente ha portato a un ritaglio di competenze schiacciate l’una sull’altra. Questo farà la gioia di alcuni studi legali, ma rappresenterà anche un surplus di difficile lavoro per la Corte costituzionale. Su alcune materie ci saranno molti ricorsi perché non si capirà bene se la competenza è statale o regionale.

Come risolverebbe questo conflitto?


COMMENTI
30/09/2015 - commento (francesco taddei)

in tutti gli anni passati a fare il parlamentare luciano non si è accorto che è così che funziona negli altri paesi. basta con gli intrallazzamenti che decidono le maggioranze. basta coi politici saltafosso.