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CAOS SENATO/ 2. D'Attorre (Pd): l'articolo 2 è un pasticcio, lo voto a una sola condizione...

Pubblicazione:domenica 6 settembre 2015

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Il governo dovrebbe recuperare il senso del limite su materie costituzionali, che sono sempre state e devono essere di assoluta pertinenza parlamentare. L’invadenza del governo sia in materia costituzionale sia in materia elettorale, fino all’incredibile strappo del ricorso alla fiducia sull’Italicum, è un elemento che ha reso molto più incerto il percorso riformatore e che ha concorso a peggiorare la qualità delle riforme.

 

Secondo lei come andrà a finire?

Mi auguro fino all’ultimo che si trovi un’intesa, e che quindi intorno alle proposte di modifica si possa costruire una mediazione seria che stia in piedi nel merito. Ho sentito proposte di pseudo-mediazione piuttosto bizzarre. Si propone di lasciare inalterato l’articolo 2, e poi di introdurre soluzioni pasticciate su altri articoli che contraddicono quanto è scritto nello stesso articolo 2...

 

E se la mediazione saltasse?

Se questa non dovesse essere possibile, io penso che non ci sia nulla di scandaloso nel fatto che alcuni senatori possano votare a favore degli emendamenti che hanno presentato. Dunque che possano votare a favore degli articoli che trovano condivisibili, ed esprimere le loro proposte di modifica su altri. Dovrebbe essere un normale metodo di confronto parlamentare su una materia come quella costituzionale.

 

Secondo Piepoli la base del Pd non comprende la vostra battaglia. Lei continuerà a seguire i suoi principi o si adeguerà alla base?

Su materie costituzionali si è sempre riconosciuta una libertà di valutazione ai parlamentari. Se assumessimo il principio che su materie particolarmente importanti e controverse ci rimettiamo a un’indicazione vincolante che viene da un pronunciamento democratico della nostra base, io accetterei. Anzi avevo sollecitato un metodo di questo tipo già su Jobs Act e riforma della scuola, casi in cui Renzi ci ha portati in una direzione lontanissima da quella del programma del 2013 e molto più vicina alle posizioni assunte su questi temi da Forza Italia. Su questi temi sarebbe stato opportuno consultare in modo democratico la nostra base.

 

Ritiene che si possa fare lo stesso anche sulla riforma costituzionale?

Se si riconoscesse questa stessa necessità, è chiaro che su temi democratico-costituzionali il vincolo di disciplina diventerebbe ben più stringente. E’ molto difficile invece pretendere disciplina rispetto a scelte che sono in evidente contrasto con il programma con il quale ciascuno di noi è stato eletto.

 

(Pietro Vernizzi)



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