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SCENARIO/ Folli: Renzi vs. Bersani, la posta in palio non è il Pd

Per STEFANO FOLLI la partita sul Senato è decisiva. Se il premier riesce a vincere dimostra che può fare a meno del vecchio Pd e che quello che nasce è il "partito di Renzi"

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

“La partita sul Senato è decisiva. Se il premier riesce a vincere questa battaglia dimostra che può fare a meno del vecchio Pd e che quello che nasce è il partito di Renzi e basta. Se invece la minoranza Pd riesce a ottenere un compromesso, ciò comporterà che Renzi debba tenere conto del vecchio partito”. E’ l’analisi di Stefano Folli, editorialista di Repubblica. Ieri sera nella sala Koch di Palazzo Madama si è tenuta l’assemblea dei senatori Pd sulla riforma costituzionale. “La grande parte dell'impianto di cui stiamo discutendo è profondamente condiviso – ha rimarcato Renzi –. Avvertiamo la responsabilità di superare finalmente il bicameralismo paritario”. L’obiettivo del governo è l’approdo in aula della riforma il 15 ottobre. Pier Luigi Bersani però ha replicato: “Non si può chiamare alla disciplina di partito davanti alla Costituzione”.

 

L’uscita di Bersani è sembrata una doccia fredda per il governo. La minoranza tenta di scoprire le carte del premier?

Sì, la minoranza vuole capire se Renzi propone qualcosa. Finora le proposte del premier sono state estremamente vaghe, e praticamente non hanno portato a niente. Per una ricomposizione occorre una proposta più concreta, di fatto si deve toccare l’articolo 2 che Renzi non ha mai voluto modificare. Senza questo non credo che ci sia una possibilità di accordo nel merito. Rimane l’altro fronte, quello che riguarda la gestione e l’identità del partito, cioè chi comanda al suo interno. Questo è un altro fronte che va di pari passo ma è separato dal merito della riforma costituzionale.

 

Quello di Bersani a Renzi è stato un monito costruttivo?

Sì, ma non è la prima volta che Bersani chiede a Renzi di dialogare. Ieri ha fatto notizia perché lo ha ribadito nel momento in cui ci si aspettava qualche novità. E’ però già da un pezzo che sta dicendo che non c’è disciplina di partito sulla Costituzione. Bersani ha un atteggiamento dialogante, ma si aspetta che sul versante dei renziani ci siano dei passi avanti.

 

Quali risultati ha ottenuto finora?

Sulla questione dell’elettività, con tutto ciò che comporta questo aspetto, non ci sono stati dei veri passi in avanti da parte del fronte di Renzi. La questione è ancora aperta, tutte le situazioni sono possibili, ma non mi stupisco che la minoranza e lo stesso Bersani si vogliano pesare. E’ infatti l’ultima volta in cui possono contare qualcosa, dopo di che per loro è finita.

 

Renzi può davvero scavalcare una volta per tutte le resistenze interne al partito?

Questa è la domanda chiave, e la risposta è che finora non lo sappiamo. Renzi ha fatto di tutto per dimostrare che vuole scavalcare il suo vecchio partito. Il Pd non conta più niente, contano il premier e il suo rapporto carismatico con l’elettorato. La minoranza Pd però gli ricorda che non è così semplice.

 

Si andrà alla scissione?