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SCENARIO/ Referendum 2016, la vera "riforma" nascosta agli italiani

Renzi, puntando sull'esito positivo del referendum costituzionale, otterrebbe ciò che l'azione politica sinora non gli ha concesso: la legittimazione del governo. GIULIO M. SALERNO

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Di fronte al referendum costituzionale prossimo venturo, qualcuno ha già preparato gli slogan. I sostenitori della riforma sembrano avere gioco facile: conservatori vs. riformisti; casta vs. rottamatori; spreco vs. riduzione di risorse pubbliche; duplicazione vs. semplificazione; lentezza vs. rapidità. I contrari si appellano invece ai principi, della democrazia, della ragione e della Costituzione. Ma sono già divisi: il primo comitato per il no — ieri presentatosi informalmente — non vedrà partecipi i partiti del centro-destra, né il Movimento cinque stelle. Qualcuno ipotizza anche la costituzione di comitati per il sì "critico", ma il loro spazio sarebbe assai limitato, assomigliando a quello dei "cespugli" di altri tempi. Per il momento nessuno si rifugia nell'astensione, anche perché si è ben consci che in un referendum senza quorum — come, per l'appunto, quello costituzionale — vincerà chi riuscirà a portare al voto il maggior numero di cittadini.   

Il presidente del Consiglio ha escogitato la più ardita delle soluzioni. Scommettendo sull'esito positivo del referendum e mettendo in gioco sé stesso e la sopravvivenza del suo governo, otterrà, in caso di successo, ciò che l'azione politica sinora non gli ha concesso: l'effetto di legittimare un governo, una maggioranza e un parlamento abbondantemente lontani dalla maggioranza dell'opinione pubblica. Inoltre, quanto più si alza la posta, tanto più si concentra nel referendum e nell'autunno del 2016 il punto di svolta nel confronto tra le forze politiche. E, come è noto agli esperti di queste consultazioni, il primo obiettivo di chi intraprende l'iniziativa referendaria è determinare o condizionare in modo decisivo l'agenda della discussione pubblica e il relativo ordine del giorno. 

Alla "governizzazione" del referendum, comunque, non si era mai assistito, nemmeno nel caso del referendum più politico che si sia svolto nell'Italia repubblicana, quello sul divorzio negli anni Settanta. Certo, se è vero che la Costituzione attribuisce l'iniziativa referendaria a determinati soggetti chiaramente minoritari, è altrettanto vero che il dettato costituzionale non preclude alle stesse forze di maggioranza l'uso di questo strumento per chiedere conferma delle decisioni già assunte in Parlamento. Tuttavia, legare pubblicamente il voto popolare non solo alla permanenza del governo, ma anche allo scioglimento delle Camere (in caso di esito negativo), fa assumere al tutto un tono spiacevolmente plebiscitario. E tanto più quando ciò viene annunciato così chiaramente da anticipare valutazioni che spettano in via esclusiva al Capo dello Stato.

In definitiva, il richiamo alla valutazione dei contenuti della riforma appare una strada in salita. Ma non si deve perdere la fiducia nella possibilità che dal dibattito possano emergere le voci di chi intende confrontarsi sul merito e sugli esiti istituzionali che ne deriveranno. Del resto, saremo di fronte ad una scelta dilemmatica che non consentirà terze vie: o consentire alla riforma approvata dal Parlamento oppure garantire la permanenza dell'attuale Costituzione. E' necessario, insomma, che al centro del referendum prossimo venturo rimanga il suo vero tema: la Costituzione. Solo se questo accadrà, il popolo potrà decidere in modo davvero consapevole. 

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COMMENTI
14/01/2016 - Informazione obiettiva (Franco Labella)

Credo sia necessario fare qualche precisazione su quanto scrive Salerno. Si dà il caso che ero presente tre giorni fa a Roma alla prima riunione del Comitato per il no convocato nell'Aula dei Gruppi parlamentari della Camera. L'Aula era gremita e non è stato possibile far entrare tutti coloro che si erano prenotati. Definire, come scrive Salerno, questa presentazione pubblica una presentazione "informale" mi pare quanto meno temerario. C'erano tv e giornalisti, quanto sia poi passato in tv e sui giornali non sono in grado di dirlo ma non era una riunione carbonara.... Non è compito mio fare la cronaca ma ci sono, per documentazione di chi voglia saperne dei link https://www.youtube.com/playlist?list=PLnZfFw4qyshMvOWiVGXYwsIahNRnbuG7l Anche sulla pretesa "divisione" del Comitato direi che Salerno è, quanto meno, impreciso. Alla riunione erano presenti, tra gli altri, oltre ai relatori (D. Gallo, A. Pace, M. Villone, G. Azzariti, S. Rodotà, G. Ferrara,L. Carlassare,l'avv. F. Besostri, A. Grandi e G. Zagrebelsky, impossibilitato ad esserci ha inviato un intervento) numerosi ex parlamentari (Salvi, Vita) e parlamentari in carica, Smuraglia dell'ANPI ed è pervenuta se non una adesione formale quanto meno una nota di attenzione di esponenti di spicco anche del M5S. Fra i presenti c'era Paolo Cirino Pomicino che non credo sia definibile come un politico di sinistra. Del Comitato per il no non fa parte, da quando ha iniziato ad operare, FI. Insomma raccontiamolo bene il referendum.

 
14/01/2016 - referendum (Luciano Vignati)

Quando ero piccino, mio padre era solito raccontarmi i fatti dell'ascesa al potere di Mussolini e del partito fascista, un'accozzaglia di bruti ignoranti e arroganti i cui unici obiettivi erano la conquista del potere politico e la sottomissione dei cittadini. Con il suo atto di modifica costituzionale del senato a colpi di maggioranza, con gruppi interi di senatori comprati con cariche di sottogoverno, (con buona pace dei magistrati di magistratura democratica che dal governo attuale pensano di trarne ulteriori benefici) ora il presidente del consiglio e i suoi alleati (gole profonde, venduti e cespuglietti compresi) stanno facendo la stessa azione, con la differenza che allora gli elettori si potevano intimorire fisicamente e ora solo psicologicamente. Spero proprio che l'informazione (giornali e televisioni) non allineata non si lasci intimorire e sappiano svolgere bene il compito di aprire gli occhi agli italiani con la mente debole senza dare ascolto alla chimera Renzi, così da fargli perdere il referendum. Non importa se non se ne andrà a casa, ma almeno lo avremo misurato una volta per tutti in quanto abusivo con la complicità dell'altro dittatore Napolitano.

 
13/01/2016 - Istruzioni su come votare al referendum (Carlo Cerofolini)

A mio avviso la domanda che gli italiani si dovrebbero fare per capire come votare quando ci sarà il referendum confermativo sulla riforma della Costituzione, fortemente voluta da Renzi, è la seguente: vi sembra che Renzi, in virtù dei suoi provvedimenti, abbia veramente e significativamente migliorato la vostra vita? In caso di risposta negativa chiaramente detta riforma della Costituzione va bocciata, perché ogni botte non può che dare il vino che ha.

 
13/01/2016 - Vergogna (Luigi PATRINI)

La "statizzazione" del referendum costituzionale è davvero una vergogna, ma è, soprattutto, segno dell'arroganza e della debolezza disperata di Renzi. Purtroppo è anche segno del suo disprezzo per i cittadini e le istituzioni sociali come i partiti. Il vero problema è però, soprattutto, l'ottusità e la meschinità della prospettiva di troppi politici, vittime volontarie di una afasia e di una incapacità di iniziativa politica, che pare troppo spesso manifestazione palese di meschini interessi di bottega e di personalismi inqualificabili. Dio salvi la Repubblica!