BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

IL CASO/ La vera "questione morale"? Le amnesie di Renzi su banche e finanza

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Forse l'immagine è esagerata, ma certamente, visti i risultati e il possibile futuro, qualche domanda bisognerà pur porsela.

Siamo refrattari ai complotti mondiali, crediamo poco all'attivismo della Trilateral, del celebre Bilderberg e ai club esclusivi della massoneria. Sono tutti concentrati a fare soldi, a cercare di stabilire che chi ha più soldi deve anche comandare e governare. Ma il loro piano è riuscito, sinora e quasi sempre nella storia, per le debolezze degli altri, non per i loro meriti. In realtà, Trilateral, Bilderberg, Grandi Orienti vari appaiono spesso come un'accolita di invasati, avidi e un poco rimbambiti, che scherzano con il fuoco e che stanno costruendo involontariamente le basi per un nuovo scoppio di rivolte sociali a livello nazionale, con possibili contagi mondiali, che può rimettere tutto in discussione sul piano politico ed economico.

Si pensi solamente a un sistema finanziario che ha i grandi suggeritori in tre agenzie di rating: Moody's, il cui primo azionista è il terzo uomo più ricco del mondo, Warren Buffet, poco raffinato e anche poco elegante: "Esiste eccome la lotta di classe — dice — solo che l'abbiamo vinta noi ricchi"; poi Standard&Poor's, che è al 100 percento del colosso dell'informazione finanziaria McGraw Hill, i cui principali azionisti sono Capitol Word, BlackRock, Vanguard Group e altri fondi o gestori di fondi; infine Fitch, controllata dalla francese Fimalac. Sono queste tre agenzie che, con i loro giudizi e i loro precisi interessi, fanno volare oppure polverizzano un titolo su tutte le Borse del mondo, alla faccia del libero mercato. E' possibile che possa andare avanti tutto in questo modo? Lo stesso mondo della speculazione e della finanza intesa come struttura al servizio dell'economia reale può sopportare ancora per molto tempo un simile stato di cose? C'è chi parla di timori e di tentativi di correzione. Si pensi solo a George Soros, ai suoi dubbi e ai suoi economisti di riferimento.

Si svolge tutto, o quasi, alla luce del sole, nell'indifferenza di una stampa incapace, disattenta o complice e nella totale incapacità di una classe politica a mettere in riga, nel rispetto dei principi democratici, questa banda di ricchi e avidi tromboni del ventunesimo secolo.

Al momento, i danni che questo sistema porterà sono incalcolabili, soprattutto nella coesione sociale e non si sa dove tutto questo potrebbe portare. I ricchi e avidi tromboni parlano, in linea diametralmente opposta ma alla fine convergente, come nel vecchio Komintern di Stalin: chi è in disaccordo è un populista. Alla fine si è vista come è finita. Per fortuna. Ma in quei tempi, le culture di riferimento democratiche all'opposizione erano ben solide e radicate, oggi la protesta è frutto di improvvisatori che non elaborano nulla, neppure sul piano ideologico, non si parla di quello più specificamente politico.

In tutti i casi, di fronte a questo "Moloch" di insipienza e di avidità, in Italia, si dovrebbe battere il nuovo leader del Partito democratico e attuale residente del Consiglio, Matteo Renzi, furbo fiorentino (ma forse neppure vero "florentin" come direbbero i francesi) di scuola cattolica, detto il "rottamatore".