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UNIONI CIVILI/ Renzi come Zapatero, i nuovi diritti per illudersi di contare qualcosa

Pubblicazione:mercoledì 20 gennaio 2016

José Luis Rodríguez Zapatero (Infophoto) José Luis Rodríguez Zapatero (Infophoto)

Per affrontare la questione dei nuovi diritti in modo serio occorrerebbero misure di legge molto curate ed equilibrate, frutto di una discussione interna alle forze politiche. Di fatto, per colmare la mancanza di potere da parte dei governi causata dalla globalizzazione, si evita questa discussione e si omette di compiere dei passi responsabili. E così, si usa il potere per mostrare una capacità creativa in tema di nuovi diritti rivoluzionandoli dalle fondamenta. In Spagna è accaduto proprio questo.

 

Che cosa ci insegna l’esperienza spagnola?

Zapatero, pur non avendo le capacità per fare realmente politica, ha esaltato la dimensione dei diritti civili intervenendo senza alcun equilibrio. Il problema è che il Partito Popolare, salito al potere dopo di lui, e che inizialmente si era opposto al matrimonio gay, oggi ha fatto suoi quei temi, tanto che la comunità omosessuale spagnola si riconosce nella destra più ancora che nella sinistra.

 

Come è stato possibile un simile ribaltamento nella posizione del Partito Popolare spagnolo?

Nelle società europee sono venute a mancare tante certezze prima fondamentali, e in un certo senso il diritto ha dovuto riconoscere questo stato di cose: ci sono tante coppie omosessuali ed è giusto farci i conti, anche se questo non può voler dire cambiare completamente direzione. Inoltre non si può tener conto solo dei diritti delle coppie gay e non di quelli dei bambini. Il problema è che la gente ha smarrito le certezze della mentalità cristiana, e sui diritti civili bisogna discutere tutto daccapo, dalle fondamenta.

 

(Pietro Vernizzi)



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