BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

UE vs ITALIA/ La Merkel è "orfana" di Napolitano

Chi è l'"interlocutore" che l'Europa dice di non avere in Italia? Lo scontro Juncker-Renzi per ora è chiuso, ma resta un capitolo difficile da decifrare. Il commento di STELIO MANGIAMELI

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Chi è l'"interlocutore" che l'Europa dice di non avere in Italia? Lo scontro Juncker-Renzi per ora è chiuso, in realtà è stato solo aggiornato a marzo (quando la Commissione dovrà pronunciarsi sulla nostra legge di stabilità). Resta comunque un capitolo difficile da decifrare. Gentiloni l'altro giorno ha abbozzato: "in Italia c'è un governo"; eppure non è apparso convincente, perché l'indirizzo del nostro esecutivo lo conoscono anche a Bruxelles ma evidentemente non gli basta. Se oggi nelle stanze felpate dell'Ue il metodo Renzi non piace, è anche vero — spiega il costituzionalista Stelio Mangiameli — che è l'Europa ad essere entrata in crisi e a non sapere come uscirne. Crisi duplice, quindi, aggravata dal fatto che "l'interlocutore", diciamo pure il garante politico, che c'era prima ora non c'è più. Nessuno finora lo ha nominato, ma è il convitato di pietra di questa vicenda.

Pare che la frattura con l'Ue si sia ricomposta, no?
E' chiaro che quello che è successo nei giorni scorsi tra Renzi e alcune personalità europee, tra cui Juncker, era destinato in qualche modo a rientrare. Tuttavia, ambedue hanno a che fare con una condizione di crisi: Renzi con la crisi interna e Juncker con la crisi europea. E per entrambi i problemi sono tutt'altro che risolti.

Facciamo un passo indietro. Lo scontro Juncker-Renzi è cominciato venerdì scorso sulla flessibilità, rivendicata dal presidente della Commissione. Chi ha ragione?
Renzi è il vero artefice della flessibilità. Juncker, dopo più di un anno e mezzo, ha prodotto pochissimo in termini di politica europea. Il suo piano anti-crisi è stato ampiamente criticato e considerato insufficiente. Il Regno Unito ha approvato la legge per il referendum sulla permanenza nell'Unione. La Francia per alcuni anni ancora non rispetterà il patto di stabilità e ciò a prescindere dagli attacchi terroristici subiti. La sorveglianza macroeconomica della Commissione fa acqua da tutte le parti e, così, molti governi hanno ripreso una forte autonomia rispetto alle istituzioni europee. La posizione di Renzi si inquadra in questo contesto.  

La dichiarazione più dura è arrivata lunedì: "A Roma manca un interlocutore". E' sembrato che qualcuno volesse inasprire lo scontro. Cos'è accaduto secondo lei?
Quella dichiarazione era palesemente sopra le righe da parte di Juncker; evidentemente c'è qualcosa che non funziona bene a Bruxelles. Ciò detto, è come se la Commissione avesse invocato un intervento su Renzi da parte italiana. 

Che cosa intende dire?
Intendo dire che le parole di Bruxelles si potrebbero leggere come un invito al capo dello Stato a dire qualcosa per sostenere l'Europa e far ravvedere il presidente del Consiglio. Con Napolitano la politica europea aveva in Italia due interlocutori: il presidente della Repubblica e poi il governo. Adesso sembra che non sia più così e ciò pare rafforzare considerevolmente il governo italiano.

E l'attacco di Manfred Weber? "Renzi sta mettendo a repentaglio la credibilità europea a vantaggio del populismo". Lo ha detto a proposito dei migranti. Un'uscita dura, laterale e quasi fuori tempo, proprio mentre Juncker abbassava i toni. Perché?