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DDL CIRINNA'/ Preziosi (Pd): con lo scrutinio segreto in molti voteremo no

Pubblicazione:lunedì 25 gennaio 2016

Laura Boldrini con Pietro Grasso e Matteo Renzi (Infophoto) Laura Boldrini con Pietro Grasso e Matteo Renzi (Infophoto)

“Si è voluto a tutti i costi incardinare il ddl Cirinnà senza un’adeguata discussione in parlamento e senza quella necessaria attenzione per un tema così delicato. E la conseguenza sarà che, quando si andrà allo scrutinio con il voto segreto, molti senatori che non hanno avuto la voglia e il coraggio per dire la loro voteranno no”. Lo afferma Ernesto Preziosi, deputato del Pd e per 30 anni direttore delle relazioni pubbliche dell’Istituto Toniolo, ente fondatore dell’Università Cattolica. Per Preziosi, “la responsabilità è anche della destra che ha fatto il muro contro muro in commissione Giustizia impedendo un confronto costruttivo per migliorare la legge”.

 

Onorevole Preziosi, che cosa le piace e che cosa non le piace del ddl Cirinnà?

Sono positivo nei confronti del riconoscimento dei diritti, che anzi reputo tardivo. La modalità in cui la legge assegna questi diritti crea però un problema di sovrapposizione rispetto all’istituto matrimoniale. Il riconoscimento delle unioni civili può essere fatto anche con l’indicazione individuale dei singoli diritti, ma senza il rimando alle norme del codice civile sul matrimonio. Anche perché quel rimando, che nel ddl Cirinnà risulta davvero pedissequo, rischia di creare alcuni elementi di non facile attuazione.

 

Uno degli aspetti più controversi è la stepchild adoption. Lei come lo valuta?

Quella normativa avrebbe più esatta collocazione in una legge specifica che riguardi i minori e che regolamenti affido e adozioni, anziché in una legge relativa agli adulti. Siccome a questo è difficile creare una legge ad hoc, ritengo che si possa introdurre qualche elemento di chiarificazione nell’interesse del minore, che in un ordinamento giuridico è il primo a dover essere tutelato. La mia non è una posizione ostile al riconoscimento dei diritti. Ho soltanto due preoccupazioni, una riferita alla non sovrapposizione con l’istituto matrimoniale e l’altra relativa alla stepchild adoption.

 

Questa legge secondo alcuni incentiva l’utero in affitto. Lei che cosa ne pensa?

Un conto è fare una legge che regoli un figlio che una persona gay ha avuto da un’unione preesistente, mentre la realtà dei bambini ordinati “su misura” comporta un altro problema. In questo caso a essere in gioco non è soltanto il diritto del minore, ma anche il diritto della madre a non essere usata come un mero luogo per partorire, vedendosi poi sottratto il proprio figlio.

 

Quindi cosa ritiene che si debba fare?

L’utero in affitto è un fatto preoccupante dal punto di vista umano. Io sono contrario all’adozione di figli nati all’estero attraverso una pratica già inibita dalla legge 40. Il legislatore ha il dovere di segnalare gli aspetti problematici legati all’utero in affitto. C’è infatti un pericolo per la salute della donna, e nello stesso tempo c’è il rischio che si crei un mercato di nascituri che è veramente indegno.

 

Il presidente Renzi è intervenuto di recente su unioni civili e stepchild adoption. Qual è il suo progetto?

Da parte di Renzi c’è stata la volontà di portare avanti una legge sulle unioni civili, che io condivido. Nello stesso tempo c’è stata una sottovalutazione degli aspetti problematici presenti nel ddl Cirinnà. Bastava un’attenzione maggiore e sarebbe stato possibile correggerlo in modo tale da riscuotere un consenso più ampio.

 

Il Pd esce male da questa vicenda?


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COMMENTI
25/01/2016 - ogni bambino deve avere un papà ed una mamma (Achille Cilea)

Caro Onorevole, Lei dice di lavorare in parlamento per migliorare la legge senza dire quali sono i miglioramenti da Lei attesi. Ascolti la piazza del "Circo Massimo" del 30 gennaio p.v.: le darà sicuramente suggerimenti interessanti. Essendo il DDL Cirinnà non emendabile, la scelta migliore sarebbe quella di lasciarlo nel dimenticatoio (come i DICO del 2007). Chieda al Presidente del Consiglio che si decida ad affrontare tutte le problematiche dei "diritti individuali" in un prossimo T.U. che potrebbe fare sintesi delle norme vigenti (lasciando stare le "formazioni sociali", che con le famiglie di fatto - omo od eterosessuali- non c'entrano niente).