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LETTERA SUL FAMILY DAY/ Cari politici, perché votare le unioni civili e poi andare in piazza?

Pubblicazione:martedì 26 gennaio 2016

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Caro direttore,
una lettera aperta ai parlamentari sedicenti cattolici. Dove sedicenti non è affatto dispregiativo: trattasi di politici che non mancano occasione di dichiararsi cattolici, di dirsi tali, appunto. Vorrei chieder loro se ritengono che il dibattito sul ddl Cirinnà sia importante, fondamentale, oppure no. Non si parla di riconoscimento di diritti, su cui pochi alzano barricate. Diritti che già ci sono, a mio parere, ma che con una legge apposita evitano interpretazioni e discriminazioni di chicchessia, ricordano che le coppie di fatto non  sono solo quelle omosessuali (anche se mi è difficile capire questo rifiuto di un matrimonio come contratto davanti allo Stato, tanto più che ora il divorzio si ottiene in sei mesi). Ma tant'è, apertura massima, però l'adozione! O chiamatela come volete, che l'inglese fa più Europa, e l'Europa si sa, ce lo ripetono continuamente, ci impone, più che invita, ad aggiornarci, a seguire la modernità, l'onda degli altri paesi progrediti eccetera. 

L'Europa non può imporre nulla, ci mancherebbe, stiamo a sgomitare per mantenere quel po' di sovranità che non ci mortifichi a lacchè, ma la propaganda martellante sortisce i suoi effetti, e dunque ci sentiamo tutti un po' complessati, vergognosi di non essere tanto all'avanguardia come paesi che ammettono da tempo gli uteri in affitto e, in nome della libertà, l'eutanasia, perfino dei bambini. 

Perché qui sta il punto: la libertà. Che non può essere fare quel che si vuole, soprattutto se questa volontà coinvolge altri soggetti. E il diritto, che non è mai la soddisfazione di un desiderio, di un bisogno, per quanto buono sia. Capisco che due gay possano desiderare la paternità. Bella cosa, da considerare. Ma è sbagliata. Secondo la natura, secondo la dottrina della Chiesa, per chi ci crede, secondo la ragione. Perché un figlio non è un diritto. Abbiamo tuonato fuoco e fiamme contro chi correva in Africa a comprare, più che adottare bambini. L'idea base è la stessa. Voglio un figlio, e ne ho diritto. Questa stortura sta alla base di una legge pericolosa, vieppiù perché spalanca le porte all'abominevole pratica di ridurre la donna a contenitore, ancora una volta. Possiamo vietare in ogni modo in Italia l'utero in affitto, sappiamo bene che basta attraversare le frontiere per confezionarsi un bambino ad hoc, scegliendo seme, ovuli, contenitore, scartando eventuali embrioni sospetti, e portarselo a casa. Voglio vedere se col pericolo di essere arrestati al confine.

Questa legge è sbagliata, anche se risponde a desideri comprensibili, ma pur sempre sbagliati. Dunque, i politici che laicissimamente la ritengono tale hanno il dovere di contrastarla in ogni modo, e rispondere "è una battaglia persa" è inaccettabile; come è insostenibile sottomettersi a discipline di partito su un tema così rilevante, su cui tra l'altro è stata data libertà di coscienza. 


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COMMENTI
26/01/2016 - MORIRE CON ONORE O SPARIRE? (felice eugenio crema)

sono totalmente d’accordo, anche se penso che per troppi politici sia ormai troppo tardi. Anche se la scelta fosse morire con onore o sparire non ci dovrebbero essere dubbi. Morire con onore è sempre un seme fecondo che si lascia nel campo. Sparire è un po’ trascinare nel nulla ciò che si è detto essere per noi importante.