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Politica

DISTRAZIONI DI MASSA/ Renzi "gioca" con la pistola della Merkel puntata contro

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Anche il dibattito sul debito pubblico italiano è piuttosto schematico. C'è chi ne attribuisce la causa agli "sperperi" della prima repubblica, quando l'Italia si disputava il quarto o quinto posto nel ranking dei più grandi Paesi industriali del mondo.

Ma la "svolta morale" del 1992 (nonostante i deliranti racconti dei serial televisivi) non ha corretto un bel nulla. Nemmeno con una raffica di svendite-liberalizzazioni dell'impresa pubblica italiana, per tutti gli anni Novanta e ancora adesso fatta dalla cosiddetta (e mai esistita) seconda repubblica, nonostante l'arrivo nel Palazzo dei "portatori di morale" sia del berlinguerismo che del dossettismo, il debito pubblico è sceso sensibilmente.

Non convince neppure la crescita del debito dopo la grande crisi del 2007. Come non ricordare che la crisi partì dai debiti privati delle banche, passati poi sui bilanci pubblici in tutto il mondo? Come non ricordare che l'assurda finanziarizzazione, la liberalizzazione selvaggia della finanza, in assenza di una classe politica degna di questo nome, ha lasciato in eredità la recessione, ha mortificato l'economia reale, ha provocato diseguaglianze sociali incredibili, con una catena di fallimenti di aziende e una conseguente caduta del Pil?

Quell'assurda liberalizzazione della finanza non fu dovuta solo dalla destra di tutto il mondo, ma fu accettata, quando non sponsorizzata, da una sinistra che dalle sirene del comunismo (e anche del riformismo) era passata al "paradiso" o alla paranoia dei titoli tossici da vendere in tutte le banche del mondo: da New York ad Arezzo e Chieti. Ma è possibile che di un fatto entrato in uso comune nel 1992, alcuni politici se ne accorgano solo all'alba del 2016, sostenendo che bisognerebbe dividere le banche commerciali da quelle di affari? Ma dove vivevano in tutti questi anni?

Forse il problema è che in tutti questi anni, al posto di avere improvvisatori e "dilettanti allo sbaraglio" in Parlamento, occorreva avere delle selezionate élites politiche che sapessero anche suggerire e imboccare strade diverse di politica economica e industriale. Che almeno si provassero altre strade per uscire da una crisi che al prossimo agosto comincia il suo nono anno.

Arriviamo pure al secondo punto che riguarda il governo di Matteo Renzi. Forse Cirino Pomicino esagera quando parla di "Repubblica delle giovani marmotte", ma non c'è dubbio che il problema "sociale ed economico", cioè il vero "problema dei problemi" non troverà una soluzione nemmeno nei prossimi due anni. Lo sa tanto bene il nostro primo ministro che fa finta di non dare peso alle amministrative della prossima primavera, si dilunga sul problema delle riforme istituzionali rinviando a un referendum che dovrebbe assumere il significato di una sorta di "ordalia" referendaria. Poi ogni tanto alza i toni con l'Europa ( probabilmente perché qualcuno glielo suggerisce) e poi è pronto a incontri "franchi e costruttivi". Non comprendendo fondamentalmente due cose.