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DISTRAZIONI DI MASSA/ Renzi "gioca" con la pistola della Merkel puntata contro

Renzi ha superato ieri lo scoglio della doppia sfiducia la Senato. Venerdì incontra la Merkel. Ma siamo vigilati speciali per la nostra instabilità e il nostro debito. GIANLUIGI DA ROLD

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Esiste un'oscura "profezia" di Friedrich Nietzsche, in un suo scritto di circa 150 anni fa. E' quella che prevedeva, di fronte al grande sviluppo dei traffici internazionali, l'unità degli "staterelli" europei (così li chiamava) per questioni di denaro. E' una "profezia" che si è avverata, ma che sembra avere ben poco respiro. Una comunità senza un'anima, che si basa solo su interessi immediati, senza visioni complessive e senza il riconoscimento di un destino comune, è quasi programmata per arrivare alla situazione attuale dell'Unione europea, all'anarchia dei comportamenti, all'avidità dei singoli vecchi stati, in concorrenza tra loro. E alle follie, alle noiose e spesso intollerabili regole dei tecnocrati, che sono poi quelle che provocano, alla fine, il disinteresse o addirittura le ribellioni dei popoli.

In questa cornice del tramonto del Trattato di Schengen, tra muri e fili spinati che sorgono un po' ovunque, e Stati che ricorrono addirittura alla requisizione del denaro per dissuadere l'entrata a chi fugge da guerre e dalla fame, venerdì si incontreranno il nostro primo ministro Matteo Renzi e una delle affossatrici dell'ideale europeo, il cancelliere tedesco Angela Merkel, leader incontrastato di questa Europa secondo alcuni analisti, che in realtà si è rivelata una "casalinga luterana", cresciuta nella "democrazia popolare" di Ulbricht e Honecker, che ha pensato solo agli interessi della Germania, come le rimproverava un grande riformista (uno autentico, non un convertito postcomunista) come l'ex cancelliere Helmut Schmidt.

C'è da scommettere che, tra coltelli piantati sotto il tavolo, l'incontro di venerdì sarà "cordiale e costruttivo", e quindi non servirà assolutamente a nulla, sia per risolvere i problemi europei, sia per affrontare quelli sempre più allarmanti che si vivono in Italia. Guardiamo con apprensione i problemi europei, pensando ai grotteschi richiami di chi in questi anni parlava di "più Europa", ma siamo costretti a concentrarci su questa Italia, dove, qualche segnale statistico positivo ci impone ottimismo, altrimenti saremmo condannati al ludibrio di "gufismo", di pessimismo non costruttivo, capace solo di seminare disgregazione e sfiducia. Sembra l'eco più morbida del "Taci, il nemico ti ascolta".

C'è un primo punto da esaminare. I cosiddetti "dati" sono in controtendenza modestissima, dopo una caduta, in cinque anni, di dieci punti di Pil, del crollo della produzione industriale, della caduta dei consumi e del mercato interno, di inquietanti percentuali sulla disoccupazione (soprattutto quella giovanile al 40 percento) e sull'ampiezza delle povertà, vecchie e nuove, con un disagio sociale ancora più diffuso e una insicurezza generale che lascia senza speranza.

La colpa di tutto questo è colpa, secondo alcuni, del disastro del governo Berlusconi. E può anche essere vero che Berlusconi e Tremonti ci abbiano messo del "loro" nel portare l'Italia nelle circostanze in cui si trovava nel 2011. Ma la spiegazione è un po' troppo schematica, se persino un deputato del Pd come Francesco Boccia, spirito libero, dice che se in quel momento la Bce si fosse dotata degli stessi strumenti che ha oggi, lo spread non sarebbe mai arrivato a quella paurosa quota che allarmò tutti e liquidò Berlusconi per mano quirinalizia.