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SPILLO/ L'annuncio di Renzi che può deludere 6,6 milioni di italiani

Pubblicazione:domenica 3 gennaio 2016

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In sintesi, il denominatore comune è il concetto di impresa sociale che ha come finalismo il risultato sociale per la nazione e per il welfare allargato che può mantenere il suo valore universalistico se lo Stato lo garantisce con la sua funzione di programmazione congiunta con le imprese sociali (non profit e profit), regolatoria e di mediazione. In caso contrario avremo un ottimo costrutto psico-sociologico, ma una carente funzionalità sociale. Nel ddl approvato all’art. 6 (Impresa sociale) si definisce giuridicamente come impresa sociale (evoluzione anche funzionale di quella "ex lege") una "impresa privata con finalità d’interesse generale avente come proprio obiettivo primario la realizzazione di impatti sociali positivi mediante la produzione o lo scambio di beni o servizi di utilità sociale, che destina i propri utili prevalentemente al raggiungimento di obiettivi sociali e che adotta modalità di gestione responsabili, trasparenti e che favoriscono il più ampio coinvolgimento dei dipendenti, degli utenti e di tutti i soggetti interessati alle sue attività".

Se analizziamo in modo puntuale la definizione si possono fare alcune considerazioni:

- "impresa privata con finalità d’interesse generale": tutto il Terzo settore è composto da "aziende" private (per chiarire: l’azienda è lo strumento operativo utile per raggiungere i fini degli istituti economico sociali della famiglia, impresa e delle amministrazioni pubbliche e delle organizzazioni non a scopo di lucr ) che sono finalizzate al welfare del sistema paese;

- "la realizzazione di impatti sociali positivi": sarà necessario definire una metrica per misurare l’impatto sociale;

- "destina i propri utili prevalentemente al raggiungimento di obiettivi sociali": la destinazione dei propri utili implica politiche di investimento e di scelte di spese di funzionamento correlate a obiettivi sociali da definire in termini qualitativi e quantitativi. Il che prevalentemente sarà correlato ai risultati sociali conseguiti;

- "adotta modalità di gestione responsabili,trasparenti e che favoriscono il più ampio coinvolgimento dei dipendenti, degli utenti e di tutti i soggetti interessati alle sue attività": le modalità responsabili attengono alle funzioni "aziendali", nella logica della responsabilità sociale, che dovrebbero essere già "in re ipsa" in un’impresa sociale (risparmio energetico, tutela dell’ambiente, pari opportunità, politiche retributive equilibrate, ecc.).

In tempi non sospetti (cinque anni fa) si avanzò la proposta per l’intervento di imprese sociali non profit come "rescue company" e di salvataggio di imprese profit in crisi o in cassa integrazione guadagni ordinaria o straordinaria (Cig, Cigs). Altro punto saliente è la previsione a forme di remunerazione del capitale sociale e di ripartizione (con un tetto, limite, "cap") che apre al finanziamento dei privati (singoli, imprese, Pubblica amministrazione). Questa opzione permette di accogliere i finanziamenti privati non solo come filantropia, ma anche come investimento in un settore, quello delle imprese sociali, che uscirebbe dall’agiografia estetico residuale del settore stesso.

Fra le opportunità sottolineo quella delle imprese sociali per le public utilitiy (gas, energia, acqua, ecc.). Questa opzione è collegata con la possibilità, per le imprese private e per l’amministrazione pubblica, di assumere cariche sociali nella governance delle imprese sociali. La salvaguardia e i divieti di assumere la direzione, la presidenza e il controllo sono un modo, non esaustivo, di tutelare la "sacralità" dei fini e della gestione dell’impresa sociale.

Presidente Renzi, se ci sei, al di là dell’effetto annuncio, "batti un colpo" (quello dell’approvazione della riforma del Terzo settore) al fine di dare concretezza ad affermazioni che considerano il 2016 come l’anno dei valori per il tramite dell’approvazione della riforma del Terzo settore.



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