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Politica

SCENARIO 2016/ Macché referendum, il futuro di Renzi si decide il 7 febbraio. A Milano

Giuseppe Sala (Infophoto)Giuseppe Sala (Infophoto)

Ma il contesto specifico di queste città non vale la partita di Milano che è ritornata la "capitale morale" d'Italia, secondo la definizione di un uomo di "peso" come il presidente dell'Anticorruzione, Raffaele Cantone; Milano è la città che può annoverare l'unico successo italiano di questi ultimi anni, quell'Expo che suscitava speranze ma anche apprensioni e che sinora è rimasta immune da "code" spiacevoli; Milano è sempre la città che conta il 10 per cento del Pil nazionale ed è un punto di riferimento internazionale per investimenti esteri e per grandi affari internazionali. Ancora, Milano resta sempre la "capitale" di quel poco che rimane dei cosiddetti, o degli ormai sedicenti, "poteri forti" che sopravvivono.

Quando Renzi per Palazzo Marino ha fatto il nome di Giuseppe Sala, l'uomo dell'Expo, non ha improvvisato nulla, ma ha fatto un calcolo preciso tenendo presente tutte le considerazioni che si sono fatte intorno a Milano. Se si voleva tenere in considerazione un candidato che potesse rappresentare il futuro "partito della nazione" o un rinnovato centrismo o qualche cosa ancora che al momento sfugge, Beppe Sala era inevitabilmente il più indicato. L'incrocio tra il consiglio di amministrazione della Cassa Depositi e Prestiti e l'Expo è la credenziale più forte di Sala, quella che gli assicura una platea vasta, che spazia in diversi ambienti che non hanno una precisa "targa politica" e tanto meno una vocazione ben marcata a sinistra.

Tanto per intenderci, Giuseppe Sala, con la storia della sinistra italiana e di quella milanese c'entra come i cavoli a merenda. Sono ormai più di venti anni che Milano ha perso la sua vocazione riformista, quella autentica, che da Emilio Caldara è sopravvissuta addirittura al fascismo, ritornando dopo l'ultima guerra con Antonio Greppi. Non può certo reinterpretarla Beppe Sala, il guru dell'Expo. Sala con quella tradizione non ha nulla a che vedere e, anche se continua a dichiararsi di sinistra, non c'entra nulla forse nemmeno con la storia contorta che ha portato alla creazione del Pd.

Manager, tecnico di alto livello, Sala è vissuto in contatto con Marco Tronchetti Provera nel settore "Real Estate" della Pirelli, poi con il "playmaker" Bruno Ermolli (ai tempi uno dei personaggi più ascoltati da Berlusconi) e infine si è infilato come "city manager" nella giunta di Letizia Moratti, diventando di fatto il vero vicesindaco. Ha detto recentemente che ha votato per Giuliano Pisapia già nel 2011, quando il sindaco per cui lavorava stava al ballottaggio. E Sala ripete, forse a se stesso in una ossessiva forma di autoconvinzione, che è un uomo di sinistra.